Anassimandro

Anassimandro : Mileto, 610 a.C. circa – 546 a.C. circa. Discepolo e parente di Talete.

«Anassimandro....ha detto.... che principio degli esseri è l'infinito ...da dove infatti gli esseri hanno l'origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità, poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo. »

Uno dei frammenti più celebri ed enigmatici dell'antichità !
Il frammento di Anassimandro è il più antico testo filosofico giunto fino a noi. Ci è stato tramandato da Simplicio, che lo cita in un commentario alla Fisica di Aristotele all'incirca del 530 d.C. Il frammento, che Simplicio aveva a sua volta ripreso da Teofrasto, seguace di Aristotele, poté così venir tramandato fino a noi. Dal tempo in cui Anassimandro pronunciò il suo detto, fino al momento in cui Simplicio lo inserì nel suo commentario, trascorse più di un millennio. Altri mille e cinquecento anni dividono Simplicio dai nostri tempi: il frammento di Anassimandro è la parola più antica del pensiero occidentale.

Con Anassimandro il discorso si fa complesso, abbraccia tematiche vastissime ed oltremodo attuali. Analizzato a fondo ed apprezzato da Nietzsche e Heidegger.
" Precursore " , se vogliamo , di problematiche che varranno riprese, in due filoni contrapposti, da Parmenide ed Eraclito : l'essere ed il divenire.
Il famoso frammento (citato sopra), si presta a diverse traduzioni, piccoli particolari che possono fare un'enorme differenza, ed a diverse interpretazioni.
Vado a ruota libera... ἄπειρον = infinito, nel senso di senza perimetro, senza limiti, e nello stesso tempo indefinito, senza forma, senza alcuna proprietà, definizione.
Il caos primordiale, da dove gli esseri nascono e dove periscono, in un " eterno ritorno dell'uguale ". Secondo necessità, un imperativo immanente, un fato ineludibile.
Pare quasi di vedere una galassia, col lento movimento rotatorio, e dalla sua spirale si generano le stelle, i pianeti.

Ancora Simplicio riporta: «principio ed elemento degli esseri è l'infinito, avendo egli per primo introdotto questo nome di principio (arché). E dice che il principio non è né l'acqua né un altro dei cosiddetti elementi, ma un'altra natura infinita, dalla quale provengono tutti i cieli e i mondi che in essi esistono [...] e l'ha espresso con parole alquanto poetiche. È chiaro che avendo osservato il reciproco mutamento dei quattro elementi [acqua, aria, terra, fuoco], ritenne giusto di non porne nessuno come principio, ma qualcosa d'altro. Secondo lui la nascita delle cose non avviene per alterazione del principio elementare, ma avviene per il distacco da quello dei contrari a causa dell'eterno movimento».

Aristotele ( Phys. 187 a 12 ) : "Gli altri fisici sostengono invece che dall'uno si separano i contrari in esso già contenuti, come dice Anassimandro e tutti quelli che pongono l'uno e i molti, come Empedocle e Anassagora, perchè anche questi ultimi fanno uscire dalla mescolanza tutte le cose".

Ecco qui una incredibile "anteprima" dell' "Origine delle Specie" di Darwin...
"Anassimandro di Mileto pensa che dall'acqua e dalla terra, sotto l'azione del calore, siano nati pesci o animali molto simili ai pesci, nel cui interno sarebbero cresciuti gli uomini, rimanendovi rinchiusi come dei feti fino all'epoca della pubertà; allora, rotto l'involucro, ne sarebbero usciti uomini e donne già capaci di nutrirsi". Censorino (4,7)

Ed ecco un'anteprima dell'assenza di gravità...
"la terra è sospesa e non è sostenuta da niente, ma rimane nella sua posizione perché è ad ugual distanza da tutte le parti. Quanto alla forma essa... è simile ad una colonna di pietra; noi ci tro-
viamo su una delle due facce e l’altra sta dalla parte opposta"
(Ippolito, R e f. I , 63)

Popper, meravigliato, commenta : «Questa concezione di Anassimandro è (...) una delle più audaci, rivoluzionarie e portentose idee di tutta la storia del pensiero umano. Essa rese possibili le teorie di Aristarco e di Copernico. Ma la via intrapresa da Anassimandro era ancora più difficile e audace di quella seguita da questi ultimi. Immaginare la terra posta liberamente nel mezzo dello spazio, e affermare “che essa sta ferma a causa della equidistanza o dell’equilibrio” (come riferisce Aristotile parafrasando Anassimandro), significa addirittura anticipare, in qualche misura, la concezione newtoniana di forze gravitazionali immateriali e invisibili»

Aristotele gli attribuisce il seguente ragionamento : "ogni cosa o è principio o deriva da un principio; ma dell'infinito non c'è principio, perchè questo sarebbe un suo limite".

Se l'infinito avesse un principio, avrebbe di conseguenza un limite, e non sarebbe più infinito. Quindi l'infinito è il principio.

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