Il passato è lo specchio del futuro


Pensa che prima di noi si è consumata una parte
del tempo eterno, senza toccarci.
E' questo lo specchio che Natura ci offre
dopo la morte : il futuro.
Vedi tu forse in quel vuoto niente di triste,
un segno che ti spaventi ?
O non è quella una quiete più certa del sonno ?

Lucrezio " De Rerum Natura " (III, 970-975)

Versi di una bellezza cristallina, di una profondità distaccata, serena. Sembra di riascoltare " E'l naufragar m'è dolce, in questo mare ". Non per niente Leopardi, anch'egli poeta e filosofo, conosceva benissimo Lucrezio.
Siamo portati a considerare sempre, con sgomento, il tempo in cui non saremo più. Ognuno di noi si pone di fronte alla morte, di fronte al " dopo "  in maniera differente.
Lucrezio, da epicureo, sposta il problema ; ma se Epicuro ci fa capire l'impossibilità di " incontrare " veramente la morte, perchè essa viaggia all'infinito su un binario parallelo, dove essere e non essere non possono coesistere, qui c'è qualcosa di più.
Il tempo, l'eterno, viene sapientemente sfruttato. Il tempo ci precedette " senza toccarci ", senza nuocerci, senza portare tristezza nei nostri cuori.
E come così fu, prima di noi, così sarà, dopo di noi. Il passato come specchio del futuro, e viceversa. Se possiamo guardare con occhio sereno a quando non esistevamo ancora, se possiamo concepire un mondo senza di noi, così dobbiamo immaginare il futuro : " una quiete più certa del sonno " .

Aggiungo un'altra traduzione, anch'essa molto bella :

Volgiti a considerare parimenti come nulla siano state per noi
le età dell'eterno tempo trascorse prima che noi nascessimo.
Questo è dunque lo specchio in cui la natura ci presenta
il tempo che alfine seguirà la nostra morte.
Forse in esso appare qualcosa di orribile, forse si vede qualcosa
di triste? Non è uno stato più tranquillo di ogni sonno?

Le formiche



Magnifico filmato. Quello che risalta non è il gigantesco aereo, il maestoso Airbus A380: l'aereo civile di gran lunga più grande e possente del mondo; no... è l'infaticabile lavoro dell'uomo, di questo esercito di formiche operaie e sullo sfondo migliaia di imprese, di tutte le dimensioni.
Un titanico sforzo, una comunione d'intenti, quando vuole l'uomo riesce a creare incredibili cose.

Scontro


" Ladies and gentleman, this is "... la Galassia di Andromeda, la più vicina alla nostra Via Lattea. Situata nella costellazione di Andromeda, dista dalla Terra circa 2,5 milioni di anni luce. E' l'oggetto più lontano visibile ancora ad occhio nudo.
Ha mille miliardi di stelle, diametro 141.000 anni luce, massa 1,23 x 10^12 M_ , cioè 1.230 miliardi di volte la massa del sole. La Via Lattea ha una massa superiore, 1.9 x 10^12 M_, diametro di 150.000 anni luce, ma ha molte meno stelle.
Diciamo che sono gemelle, sebbene la nostra ha una struttura diversa, a spirale con barra trasversale.

Random ?



Purtroppo viviamo in un mondo imperfetto, un riflesso delle nostre idee astratte, delle esatte formule matematiche e non scorgiamo che le ombre, nella caverna di Platone.
Come non raggiungeremo mai lo zero assoluto, sebbene sappiamo dove sia esattamente: a -273,15 °C , così un numero casuale, veramente, assolutamente casuale, non sarà possibile elaborarlo.
L'attrito è ineliminabile, e le leggi sull'inerzia dei corpi, datanti addirittura a Galileo, sebbene magnifiche, valgono solo in astratto. E così non esiste il vuoto assoluto, e la piuma non potrà mai dimostrare di poter raggiungere, nella caduta, il piombo.

Il tavolo, questa convenzione !

Senza scomodare le idee di Platone, quando parliamo come facciamo a comprenderci ?
Un bambino, a poco a poco, apprende il linguaggio: ad un nome corrisponde una cosa, un oggetto. Poi, col tempo, impara che ci sono nomi più complessi che esprimono idee, sentimenti, stati d'animo.
Ma la parola esprime un'idea alla quale l'oggetto si adatta, o è viceversa ?
Dall'esperienza vengono le idee o le idee permeano, rendono intelligibile, l'esperienza ?
Prendiamo un tavolo: se io dico, o scrivo, " TAVOLO " , ognuno di voi capisce a cosa mi riferisca, e mentalmente se lo raffigura.

Shutter island

Appena visto: buono l'inizio, l'atmosfera, le musiche. Man mano che la trama procede, l'entusiasmo si smorza, e compare una sensazione di deja vu.
In effetti ho una buona memoria visiva, ed il mio cervelletto ha come hobby quello di fare connessioni, correlazioni, trovare leitmotiv nascosti. Non avrò una grande cultura cinematografica, ma i film, quelli belli, mi rimangono, e senza volere a volte riaffiorano.
Quando ho visto Max von Sydow mi è venuto in mente il cineforum, da ragazzo. Quei tremendi film di Bergman in bianco e nero: una palla mostruosa, mai capito niente. Mi è rimasta la scena del povero von Sydow che gioca a scacchi nei panni della morte, e poco altro...

Dalle Alpi alle piramidi

Sono andato a vedere Brignano a teatro. Bravissimo, anche se tra televisione, Zelig e Youtube, ormai conosco a memoria quasi tutto il suo repertorio. Alla fine, è stato chiesto a gran voce dal pubblico, come bis, il pezzo sui dialetti.


Ormai un classico, anche se ha illustri precedenti con Dario Fo, che faceva una carrellata di lingue, più che di dialetti, e con Proietti. In tutti questi pezzi, che chiamare gag è estremamente riduttivo, con un colpo di genio viene colta l'essenza fonetica di un dialetto o di una lingua, alla quale corrisponde l'impronta caratteriale di un popolo.
Le parole non sono e non devono essere comprensibili, le frasi non hanno alcun significato, eppure il messaggio è straordinariamente chiaro.
Contribuisce certamente la mimica, il linguaggio del corpo, il tono, ma quello che viene evidenziato con incredibile sintesi, è il ritmo cadenzato, il variare in ampiezza delle vocali, le consonanti più o meno strascicate, tutto quello, insomma, che fa riconoscere immediatamente la provenienza di chi ci sta di fronte.
Perfino chi non conosce quel particolare dialetto, capisce cosa l'attore voglia dire, anche se in realtà non dice nulla...
Si ritorna un po' bambini, quando il suono inizia a poco a poco a prendere forma, a diventare oggetto.
E come dei bambini abbiamo chiesto a gran voce proprio questo pezzo sui dialetti, sebbene la gran parte di noi, ne sono sicuro, l'avesse già sentito più volte. E' come da piccoli, che chiedevamo alla mamma, o al papà, di raccontarci una storia per addormentarci, e sceglievamo sempre quella, la nostra preferita.
Perchè proprio il pezzo sui dialetti ? E perchè riscuote tanto successo sia al Nord che al Centro che al Sud ?
Perchè, e non è vuota retorica, siamo tutti Italiani, e amiamo questo nostro paese, fatto di mille diversità. Ognuno conosce i difetti dell'altro, ma come fra amici di vecchia data, ci si scherza sopra senza paura di essere fraintesi, senza timore di ferire.
Poi lo spettacolo finisce, gli applausi scroscianti si fanno a poco a poco più radi, ci si alza in piedi, infilando il giaccone. Il momento magico è ormai passato, ci siamo già richiusi in noi stessi. Il vicino, che prima rideva a squarciagola, ci guarda un po' imbarazzato.
Una folla di guelfi e ghibellini lascia mestamente, in fila silenziosa, il teatro.

E ad un tratto il ricordo m'è apparso

Una delle pagine più alte della letteratura mondiale.
Marcel Proust, " Alla ricerca del tempo perduto " . Combray.
Sembra quasi di assistere in prima persona ad una scoperta scientifica, di osservare da vicino il colloquio fra Freud ed una sua paziente, di guardare attraverso il microscopio di Sabin, di essere sul bordo della torre di Pisa, mentre Galileo lascia cadere un sasso.
Le profondità dell'animo vengono sondate da una luce purissima, netta, affilata. Strati di coscienza sempre più antichi vengono dipanati come gomitoli incantati.
Il corsivo, nella frase che ho ripreso come titolo del post, è mio.

Paranormal activity

Scaricato e visto. Non svelo il finale (debole). Buona la tensione, anche se lo stratagemma della macchina da presa in soggettiva non è nuovo (Rec etc.) e sta prendendo sempre più piede .
Originale invece il dettaglio tecnico che lo spettatore veda in basso a destra quanto tempo passa, e così , scrutando quei numeri che scorrono veloci, diventa emozionante constatare che, per esempio, la protagonista ad un certo punto rimane a fissare in piedi, vicino al letto, il compagno per due ore senza muoversi. Ma per coglierlo occorre essere degli osservatori...

Darwin e l'entropia

Sono un darwinista, e considero la teoria della selezione naturale, una delle maggiori conquiste dell'umanità. Mi piace la statistica, le probabilità, e mi ha sempre affascinato l'entropia. Metteteci dentro recenti letture su Dembski ed il creazionismo, shakerate a dovere, ed avrete un cocktail spero gradevole : questo post.

Infiniti

LINK Qui potete leggere, per intero, il racconto di Borges : " La Biblioteca di Babele " . Non è lungo, ma in compenso è incredibile, angosciante, inestricabile.
Lascia una strana impressione, questa biblioteca, come un senso di nausea : tutto è stato GIA' scritto, la verità e l'inutilità assoluta, la scienza ed il caso.
Il lettore cerca di immaginarsi, invano, l'estensione tridimensionale di questa biblioteca, aggirandosi claustrofobicamente per corridoi senza fine. Come un topo kafkiano , vaga in questo labirinto di scaffali, di ringhiere, di polvere, di pazzia.
Stanze esagonali, cinque vasti scaffali, pieni di libri, per ciascuno dei cinque lati, per un totale di 25 scaffali; il sesto lato è un corridoio che collega la stanza ad altre, identiche.
Il numero di pagine di ciascun libro è fisso, 410, e così le righe, 40, il numero di caratteri per riga, 40, ed il numero di simboli ortografici impiegati , 25 , costituiti da 22 lettere, il punto, la virgola e lo spazio.
Questi libri sono stati scritti (da chi ? ) a caso, forse dalla scimmia instancabile capace di ri-scrivere le opere intere di William Shakespeare...
Sebbene queste " limitazioni " rendano il numero di libri " scrivibili " in teoria, finito, la vertigine che si prova, leggendo il racconto di Borges, è proprio il contatto diretto, materiale, palpabile, con l'infinito.
Infinito forse perchè, come dice Borges, riprendendo il concetto dell'eterno ritorno nietzschiano :

« Io m’arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine. »


E' come sporgersi da quelle basse ringhiere e fissare con orrore il vuoto, come guardarsi ad uno specchio avendo dietro un altro specchio.

«Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro.» (Nietsche)

Ogni volta che l'intelletto umano si accosta, speculativamente, al concetto di infinito, la mente vacilla, la ragione si rifiuta di proseguire oltre.
Cantor, numeri transfiniti, cardinalità, ipotesi del continuo, infinito assoluto...

"[...] e'l naufragar m'è dolce, in questo mare "

Il granello di sabbia


Un viaggio dalla Terra ai confini dell'universo osservabile. Sebbene le ultime immagini ricordino in modo impressionante lo stupendo " 2001 : Odissea nello spazio" di Kubrick, questo non è un film ! E' una ricostruzione, del Museo Americano di Storia Naturale (AMNH), ottenuta con dati reali, ovviamente quelli di cui disponiamo oggi...
Dal " contachilometri " in basso, che misura le distanze in unità luce, si deduce che stiamo viaggiando ad una velocità di molto superiore a quella della luce; altrimenti andando solo a 300.000 km/sec , dovremmo impiegare una quindicina di miliardi di anni per arrivare al " bordo dell'universo ".
Sono arrivato a questo filmato, non so più come, tramite questo blog " Varianza Cosmica ", mica bruscolini. Gli autori sono tutti fisici o astrofisici. Il commento finale al filmato, di Daniel Holz, che, tanto per gradire, lavora a Los Alamos, è :
" [...] But, still, in the grand scheme of things, we’re a grain of sand in a vast and beautiful ocean. We’re totally irrelevant. I find this to be oddly reassuring and calming " .
Certamente, ma al di là del senso di vuoto, e di tranquillo stupore, nel vedere questo "granello di sabbia " perdersi nel disegno generale, quasi dimenticato da Dio, quello che più mi ha colpito, " going home ", ritornando a casa, è l'unicità, la preziosità, la bellezza di questa nostra piccola Terra. Non so quante altre ce ne siano, in giro, (vedi il post sull'equazione di Drake ed il paradosso di Fermi QUI), ma più che irrilevante, la nostra amata (ed odiata) Terra, è piuttosto una rara perla, una sfida impossibile alla teoria delle probabilità, un coagulo di bassissima entropia, di eccezionale ordine, un dono di Dio...
Quando giungiamo all'orizzonte cosmico dello spazio e del tempo, in un universo giovanissimo, dopo il bagliore residuo del Big Bang, finalmente viriamo, e torniamo indietro, " back to our home ".
Vaghiamo al buio, un buio ostile, sconosciuto, illuminato da strane luci, finchè, dopo un po' , riconosciamo la Via Lattea . Il senso di apprensione finalmente si scioglie quando, fra migliaia di stelle, inquadriamo il Sole; e poco dopo, le familiari orbite dei pianeti. Puntiamo il terzo, si... proprio quello... è lei, è la Terra... è bellissima !

Zombi

" E vennero su dall'Erebo le anime dei morti:
giovani spose e fanciulli vecchi che molto soffrirono,
e tenere vergini provate dal dolore precoce,
e schiere d'uomini trafitti da aste di bronzo,
morti sul campo, con le armi rosse di sangue;
a torme s'affollavano intorno alla fossa,
chi di qua, chi di là, con urla sovrumane;
ed io fui preso da pallida paura. "

La terra dei morti (XI, vv . 37-44) (Odissea, trad. Quasimodo)

Superba la traduzione di Quasimodo. Questo brano è di un'intensità eccezionale, ha una plasticità, una potenza evocativa unica. C'è il dramma, l'attesa, la suspense di un grande film dell'orrore. " E vennero su dall'Erebo "... queste anime che salgono piano piano, a migliaia, come zombi in un film di Romero: i movimenti lenti, inquietanti.
E' il numero che genera il terrore: l'affollarsi ad una ad una, e d'improvviso già sono una moltitudine; come gli uccelli del film di Hitchcock.
Sono anime sofferenti, che mantengono la loro umanità, anche se la natura ultraterrena viene improvvisamente svelata da quelle urla " sovrumane ", che fanno letteralmente sbiancare il lettore, oltre al narratore.

L'undici

Ormai non riesco a leggere altro che aforismi... i libri mi sono venuti a noia, quasi tutti.
Forse sono i neuroni che non riescono a mantenere a lungo la concentrazione, fatto sta che l'età dei classici è ormai passata da un pezzo, la saggistica me la faccio artigianalmente, cliccando qua e là su Wikipedia, i libri di storia sono appunto storia...
Dopo quelli di Kafka di cui vi ho parlato alcuni post fa, mi sono fatto regalare dalla consorte, per Natale, un libricino dal titolo " Aforismi di Filosofia " : 120 paginette, scritte a caratteri grandi, perfetto !
La filosofia è uno dei miei interessi, assieme alla scienza in generale, alle meraviglie della matematica, alla poesia, e ultimamante anche alla teologia.
Non costa niente filosofare... e anche quando affronto argomenti di scienza (di fisica in particolare), mi diletto a rimanere in superficie *, come un bambino affascinato dai colori. Si potrebbe dire che sfoglio il libro del sapere guardando le figure !

Aforismi di Zürau

Zürau è un piccolo borgo della campagna boema, nei dintorni di Praga, dove Kafka soggiornò fra il settembre 1917 e l'aprile 1918.
" Il diradarsi della presenza umana che sperimenta in questa situazione, suscita in lui un sentimento di lieve euforia, facendogli apparire quel periodo di tregua come il migliore della sua vita " .

Li ho letti in fretta, e mi hanno dato l'impressione di una persona malata, e con qualche rotella fuori posto. Poi li ho riletti, con calma, e come succede con tutti gli scritti del genio praghese, nuovi universi paralleli appaiono, inattesi, dietro una cortina di nebbia.
Poliedriche interpretazioni, diversi piani di lettura, rebus crittografici indecifrabili. Domande che chiedono invano una risposta, risposte che precedono la domanda. Alienazione, l'orrore di una mosca di fronte al ragno, la logica che si spezza e si attorciglia su se stessa.
Vanno letti molte volte, a distanza di tempo, perchè le modificazioni che il tempo opera su di noi, si riflettono in questi magici specchi.

Qualche esempio...

"Da un certo punto in là non vi è più ritorno. Questo è il punto da raggiungere."

"Come un sentiero d'autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche."

"Tu puoi ritrarti dalle sofferenze del mondo, sei libero di farlo e corrisponde alla tua natura, ma forse proprio questo ritrarsi è l'unica sofferenza che potresti evitare."

"Un tale si meravigliava di quanto facilmente procedesse sulla via dell'eternità ; di fatto, stava sfrecciando in discesa."

"C’è una mèta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare."

"Egli è un cittadino libero e sicuro della terra, poiché è legato a una catena che è lunga quanto basta per dargli libero accesso a tutti gli spazi della terra, però è di una lunghezza tale per cui nulla può trascinarlo oltre i confini della terra. Ma al tempo stesso egli è anche un cittadino libero e sicuro del cielo, poiché è legato anche a una catena celeste, regolata in modo simile. Così, se vuole scendere sulla terra lo strozza il collare del cielo, se vuole salire in cielo quello della terra. E ciò nonostante egli ha tutte le possibilità e lo sente, anzi si rifiuta di ricondurre il tutto a un errore commesso all’inizio nell’incatenarlo."

Lo specchio

Ci avete mai fatto caso ? Se guardate un video girato da qualche vostro parente o amico in cui venite ripresi, si insinua una strana sensazione, un disagio inspiegabile : quello di osservare un estraneo !
Non sto parlando di sindromi psichiatriche, di depersonalizzazioni o sintomi schizofrenici, no, è tutto normalissimo e spiegabile.
Lo stesso succede, su scala minore, quando osservate una vostra foto: non vi riconoscete pienamente. Le donne, in particolare, sono delle eterne insoddisfatte, ed alcune vogliono essere riprese solo dal loro lato migliore. Già, ma qual'è ? E perchè esiste, se esiste, un lato migliore ?

Il paradosso e la scelta

Ciascuno di voi ricorda, immagino, i famosi paradossi di Zenone, e così tanti altri. Oggi mi piace analizzare quello di Monty Hall , anche se è più corretto definirlo problema o dilemma.
Ci sono tre porte, dietro ad una delle tre c'è un'automobile, dietro ciascuna delle altre due, una capra (!) Scegliamo una porta, la probabilità di vincere la sospirata auto è ovviamente di 1/3, cioè il 33.3 %. Il conduttore del gioco non ci rivela se abbiamo vinto o meno, apre un'altra porta e compare una capra. A questo punto ci chiede se vogliamo mantenere la nostra scelta, o se preferiamo optare per la terza porta rimasta. Voi cosa fareste ?
Ecco balenare il pensiero errato, che si presenta come " evidente " : una capra è stata eliminata, rimangono due porte, dietro una delle due c'è l'automobile, ho quindi il 50% di probabilità di vincere. Mantenere la scelta iniziale, cioè la porta scelta all'inizio, o cambiare con la rimanente terza porta, è la stessa cosa, visto che le probabilità sono del 50%. Quindi non cambio, oppure concludo che cambiare o non cambiare è indifferente.
Noneeee... se cambiate scelta, la probabilità di vincere sale a ben 2/3 ! Ci sono vari modi di spiegarlo, guardate la figura e seguite il ragionamento.


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Un milione

Mi è venuto in mente mentre ripassavo chimica e le unità di misura, per mia figlia.
Riuscite a rappresentarvi mentalmente la cifra 1.000.000 ? E' un po' grandina... almeno per me. Per esempio, se pensate ad un millimetro, un milione di millimetri fa un chilometro. Solo che il millimetro è " visibile ", ma un chilometro un po' meno. Potete immaginare una passeggiata di un chilometro, nel senso che potete pensare a quanto essa duri : circa dodici minuti ad un buon passo di marcia (5 km/h), ma non credo che si riesca a rappresentare visivamente, chiaramente, un rettilineo lungo un chilometro.
Se salite in alto , mettiamo su un palazzo di cinque piani non distante dal mare, potete ammirare una striscia di spiaggia lunga vari chilometri, ma allora avrete perso di vista il millimetro !
Il segreto è passare ad un'altra dimensione, anzi in questo caso due, e le cose migliorano decisamente. Il centimetro cubo è un'unità familiare, dal lato leggermente minore del vostro pollice. Molti oggetti hanno le dimensioni di un centimetro cubo: una gomma da cancellare un po' consumata, un " grosso " dado, un ditale e così via.
Quanto fa 1.000.000 di centimetri cubi ? Semplice, un metro cubo ! Pensate, un metro cubo contiene la bellezza di 1.000.000 di centimetri cubi ! Non sembrerebbe ad occhio, vero ?

L'angelo custode

Melbourne, fermata della metropolitana. Una madre attende l'arrivo del treno; pigramente passeggia avanti e indietro lungo la banchina, spingendo una carrozzella. All'interno il figlioletto di sei mesi.
Correttamente si muove parallelamente alla direzione delle rotaie, ad una distanza di sicurezza. Poi decide di fermarsi, si allontana ancora un po', e gira la carozzella di 90 gradi, che viene a trovarsi ad un paio metri dai binari, questa volta in senso ortogonale.
Ed ecco quell'attimo di distrazione che potrebbe risultare fatale: la madre si aggiusta i pantaloni, il locomotore è ormai in vista, ed il suo sferragliare ne attira lo sguardo.
Prima camminando in senso parallelo ai binari, non si poteva valutare se esistessero delle pendenze, ma adesso la carrozzella è girata, ed una lieve pendenza purtroppo esiste...
In quell'attimo di sospensione spazio-temporale, come nei film dell'orrore, la carrozzella inizia a muoversi verso il binario. Lentamente, ma in un paio di secondi è già lontana qualche metro dalla madre.
Questa gira lo sguardo davanti a sè, e si coglie benissimo la pausa infinitesimale in cui l'immagine percepita dall'occhio viene trasferita alla corteccia occipitale, sede della vista.
L'orrore, la scarica adrenalinica improvvisa... la madre scatta, ma dalla spinta eccessiva la scarpa scivola, ed il primo passo non è propulsivo. Quasi cade, e quando si riprende, la carrozzella è ormai vicinissima al baratro.
Una corsa disperata in quei pochi metri , mentre la carrozzella precipita . Un attimo e sopraggiunge il locomotore.
La madre, in preda alla disperazione, sporge il braccio semiaccucciata, quasi a volerlo fermare; l'urto è forte, perchè dopo si tiene dolorosamnete l'arto stretto al corpo, mentre urla per il terrore, più che per il dolore.
La carrozzella è finita esattamente in mezzo ai binari, ed il treno le passa sopra. Viene semidistrutta, ma il bambino è praticamente illeso, solo qualche escoriazione.
Avete ancora qualche dubbio che l'angelo custode esista ?
Certo... anche lui si è distratto per un secondo, ma ha recuperato alla grande, e come in un biliardo, all'ultimo ha spinto ulteriormente la carrozzina, perchè cadesse fra le rotaie, invece di tentare inutilmente di arrestarla...

Eclisse

Eclisse... immaginate il terrore che deve aver provato l'uomo primitivo.
Il sole, questa antica certezza, a cui dobbiamo la vita, che improvvisamente cede il passo ad un misterioso corpo nero, che lo oscura. E' forse la volontà di un Dio ? Ne abbiamo attirato l'ira, funesto presagio di prossime calamità.
Anche oggi, nel 2009, sebbene con un clic su internet possiamo sapere tutto di questo astrale gioco a biliardo, osservando dal vero il fenomeno, il nostro sorrisetto saccente si stempera.
Guardandoci intorno, è la notte che è calata in pieno giorno, non tutto è sicuro, non più.
Lo stupore iniziale cede il passo ad una vaga inquietudine, ed il sole nero, lassù, con la sua sottile cornice di raggi, rinnova primordiali paure.
Quando alla fine la stella riprende il sopravvento, proviamo un breve dispiacere che la meraviglia sia finita; ma dura un attimo, mentre una sensazione di calda familiarità ci pervade.
Il sogno, l'incubo, l'enigma, è sparito, come un improvviso volo di corvi, o forse era uno scroscio di applausi liberatori.