Per Medicina, esami a quiz oppure no, all’università ? Se l’esame fosse con un professore “obiettivo”, lo preferirei, ma dato che raramente è così, preferisco i quiz, che sono assolutamente imparziali.
Mi sono laureato in Medicina a Padova con 110 su 110 e poi mi sono specializzato in Pediatria, sempre a Padova, con 56 su 60. Ai miei tempi la laurea era composta da 33 esami, complementari compresi, e la specialità in Pediatria era di quattro anni, adesso sono stati portati a 5.
Gli esami di specialità, erano poco più di una formalità… il difficile, quasi impossibile… era entrare in specialità, specie Pediatria, a Padova. Pochi posti, 12 e la maggior parte, anzi tutti… già assegnati! Il punteggio era a quiz, ma c’era un ampia fetta discrezionale, riservata agli esaminatori, che recentemente è stata abolita. In pratica entravano solo medici che già frequentavano l’istituto di specialità e “davano una mano”: anamnesi, ricerche bibliografiche per i professori etc. etc. Allora non ero a conoscenza del “meccanismo”, in pratica le raccomandazioni, ma ne parlerò in un successivo post.
Veniamo agli esami di Medicina, croce e delizia per generazioni di studenti. Ne ho viste di cotte e di crude… ma voglio citare due mie esperienze, con dei veri e propri luminari della Medicina: Cesare Scandellari e Cesare Dal Palù. “Date a Cesare quel che è di Cesare”…
Il Professor Scandellari, il cui CV è di una decina di pagine… tanto per dire aveva quattro specialità: Medicina Interna, Medicina Nucleare, Endocrinologia, Ematologia… con 450 pubblicazioni scientifiche al suo attivo, era uno dei quattro titolari della cattedra di Patologia Medica, assieme a Ruol, Girolami e Crepaldi.
Al primo anno eravamo così tanti, 6000 matricole, che eravamo stati suddivisi in quattro corsi, in ordine alfabetico, i quali poi confluivano in due corsi dal terzo anno in poi.
Nei primi anni gli esami cruciali, mastodontici, sono tre: Anatomia Umana, Anatomia Patologica e Patologia Medica. Dipendeva dalle sedi, adesso per esempio Patologia Medica è divisa in tre esami, ma allora era un mostruoso mammuth…
Per farvi un’idea, il “Trattato di Patologia Medica” di Ugo Teodori era in 5 volumi, 3987 pagine… in pratica devi studiare tutte le malattie conosciute, almeno le principali… non so se mi spiego.
Veniamo all’esame di Patologia Medica con Scandellari.
Io non lo sapevo… ma Scandellari era l’allievo di un altro grande, Mario Austoni, che aveva fondato l’istituto di Semeiotica Medica, a Padova. Scandellari era letteralmente “fissato” con la Semeiotica. Giustamente, per carità… ma allora l’esame era un complementare (!), e io non l’avevo fatto.
Mal me ne incolse… sono seduto, l’adrenalina che scorre a fiumi… Scandellari sembra una statua di pietra, prende il mio libretto e inizia a sfogliarlo con attenzione. Il cuore accelera… cosa sta guardando ? I precedenti esami ? Ok, può essere, forse vuol sapere “chi” ha di fronte… ad un certo punto richiude il libretto, e squadrandomi, con occhi freddi, di ghiaccio, e un tono leggermente canzonatorio, mi fa: “Lei… che non ha fatto Semeiotica… mi parli della pleurite tubercolare”.
Da-daaan ! Ecco dove volevo arrivare, esistono domande ampie, su grossi capitoli della medicina, esempio cirrosi epatica, o insufficienza cardiaca, insufficienza renale, carcinoma polmonare, anemie, e via dicendo, ed esistono domande di “nicchia”, molto più specialistiche, su cui lo studente, ammesso che conosca l’argomento, non può dire molto. Questo ovviamente considerando la preparazione e il grado di conoscenza dei primi anni, non certo di uno specialista.
Questa domanda, oltre ad essere tremendamente ristretta, come argomento, aveva numerose connotazioni tipiche della Semeiotica. Intervenivano la percussione, l’auscultazione, la delimitazione dell’area interessata, quindi era una domanda fatta proprio per mettermi in difficoltà, visto che non avevo fatto l’esame di Semeiotica!
Inutile dire che ho quasi fatto scena muta… ma vi pare una domanda da fare per prima ? Capirei se fosse fatta per ultima, se il professore è indeciso se darti un 28 o un 30… ma non come prima domanda, bastardissimo…
Ho una grandissima stima per il compianto Scandellari e seguivo con passione tutte le sue lezioni, perché spiegava molto bene, ma quella pugnalata alla schiena non me la sarei mai aspettata.
Mesi e mesi di studio “matto e disperatissimo” con la prospettiva di dover ripetere l’esame… tenni duro, con le unghie e coi denti. Mi fece altre quattro domande, su cui risposi benissimo. Alla fine un 24, mi aspettavo di più. Sta a vedere che ha fatto la media fra 0 e quattro 30, che fa proprio 24… per la cronaca, 24 è il voto più basso che ho preso, assieme ad un 24 in Neurologia. Alla fine, sui 33 esami, avevo una media superiore al 28, ma ne riparlo fra poco.
Questi psicodrammi sono pane quotidiano negli esami universitari, fatti ad membrum segugi… ad alcuni domande facilissime, ampie; se mi avesse chiesto parlami della cirrosi, o delle anemie, avrebbe dovuto interrompermi dopo mezz’ora… ad altri domande quasi impossibili… ecco perché preferisco di gran lunga i quiz! Tutti alla pari, e vinca il migliore.
Ed eccoci all’esame di Clinica Medica, è l’ultimo esame. Ho di fronte il professor Cesare Dal Palù, il Direttore di Clinica Medica I, oltre 600 pubblicazioni scientifiche... un bell’uomo, dagli occhi azzurri, alto, portamento distinto, signorile. Dicono che sia un playboy… e che tratti particolarmente bene le studentesse.
Di fianco a me una studentessa, e caso strano… inizia da lei. Non ricordo la domanda, ma so che era di quelle “generiche”, e lei era molto preparata. Espone molto bene e tocca praticamente tutti i punti.
Chi non ha fatto gli esami all’università, non sa che c’è un altro grosso problema: il compagno di viaggio. Molti professori hanno la deprecabile abitudine di chiedere, dopo aver maciullato uno studente, che non sa rispondere all’ultima domanda, al compagno di sventura, di rispondere a quella domanda !
Quando il professore fa una domanda al tuo compagno, la prima cosa che fai, è ripassare rapidamente se sei in grado, e come, di rispondere. Se sei preparato, vigliaccamente speri che l’altro non sappia rispondere, e che il professore giri la domanda a te… se non sei preparato, preghi in aramaico antico perché il tuo compagno risponda! Miserie umane a cui deve abbassarsi lo studente, per sopravvivere…
Qui non avevo questa paura, non faccio per vantarmi, ma all’ultimo esame ero veramente preparato, in tutti i campi. Inoltre, la studentessa rispondeva alla perfezione, ma c’era un altro trabocchetto… alla fine della sua esposizione, in cui lei aveva praticamente detto tutto quello che c’era da dire, con noncuranza il professore mi fa : “Ha qualcosa da aggiungere ?”. Ma che razza di domanda è !?!? Cioè… se io non avessi avuto niente da aggiungere, tu cosa dedurresti, che non so niente ??? Specie dopo che lei ha detto quasi tutto… ma vi pare possibile un simile metodo di giudizio ? Per fortuna lei non aveva detto proprio tutto… e sono riuscito ad aggiungere qualcosa. Seconda domanda, voi cosa vi aspettate ? Che questa volta parta da me, magari con una domanda abbordabile, in modo che il professore possa farsi un’idea della mia preparazione… invece no… riparte da lei ! Di nuovo una domanda non troppo difficile, e di nuovo lei parte a razzo. Capito l’antifona, mentalmente ripasso tutto quello che sapevo, ma lei implacabilmente sta dicendo tutto… vedo i birilli della mia conoscenza cadere inesorabilmente uno ad uno… questo l’ha detto, questo anche, e non la fa smettere di parlare. Alla fine l’interrompe, e con tono affabile: “Cos’ha da aggiungere ?” Di nuovo ! Non è che cambia domanda, e me ne fa una nuova, mi chiede se so quello che lei non sa, e lei è molto preparata, cazzo, cazzo , cazzo !
A fatica, dalla profondità del mio immenso sapere… tiro fuori qualcosa che quella secchiona non sapeva… e il professore pare soddisfatto. Ci credete ? La scena si ripete per la terza ed ultima volta ! Di nuovo una domanda a lei, e a me fa solo “rifinire” la sua risposta. Non è possibile… non ci credo… e veniamo al voto finale. Il bel Dal Palù ci pensa un po’, e le da 27, un voto più che meritato, poi tocca a me… 27.
Se la logica e la matematica non sono opinioni, se lei ha preso 27 e io ho solo potuto dire, senza errori, cose che lei non sapeva, meritavo di più, o no ?
Accetto il voto, e incazzatissimo torno a casa e inizio a fare un po’ di conti.
Il meccanismo è il seguente, fai la media degli esami, la dividi per tre (i teorici tre esaminatori, anche se magari ce n’é solo uno o due), e moltiplichi per 11, che sono quelli che ti danno il voto all’esame di laurea. A questo aggiungi il punteggio della tesi, per ottenere il voto finale.
Nei precedenti 32 esami avevo una media del 28.1875. Io avevo preso 27 e il calcolo finale mi dava 103, difficile che arrivassi a 110, la tesi era sperimentale e valeva 6 punti. Se però prendevo esattamente 30, diventava 104 e potevo arrivare a 110. Allo stesso tempo volevo cautelarmi, e ho calcolato quanto basso poteva essere il voto, mantenendo sempre 103. La risposta era 21, quindi rifacendo l’ultimo esame, se prendevo 30 arrivavo a 104 e se prendevo almeno 21 rimanevo a 103.
Great ! Volete che non riuscissi a prendere almeno 21 all’esame di Clinica Medica, con tutta la preparazione che avevo ? Mi occorreva un 30 per arrivare a 104, ma ero strasicuro di ottenere, nella peggiore delle ipotesi, almeno un 21, che mi avrebbe permesso di rimanere, comunque, a 103.
Il gioco valeva la candela.
Torno da Dal Palù, che stava esaminando altri studenti. Finita la sessione di esami, mi avvicino e gli faccio un ragionamento tipo, “ho risposto a tutte le sue domande e mi ha dato 27. Ho fatto i calcoli, e se prendo 30 arrivo a 104, potrei rifare l’esame ?”. “Va bene, venga questo pomeriggio”. Qualche studente che era ancora lì, strabuzza gli occhi… “ha rifiutato un 27 con Dal Palù !?”.
Siamo al pomeriggio, e questa volta nello studio del professore, lungo e abbastanza buio. Siamo in tre, tutti maschi. Gli altri due li fa accomodare su delle sedie, davanti alla scrivania, e a me mi manda in fondo… su una specie di puff alla Fantozzi… si mette male.
Ovviamente… la prima domanda la fa ad uno degli altri due, e di nuovo (!) si ripete la pantomima… a me chiede sempre se ho qualcosa da aggiungere, merda… ma gli stavo antipatico ? Procediamo sempre così, alterna le domande ai primi due e a me tocca aggiungere qualcosa, o correggerli, non mi ha mai fatto una “prima domanda”, per tutto il corso dell’esame. Tre domande a testa a loro e a me sei “aggiunte”, pazzesco.
Ricordo l’ultima domanda, ad uno dei due: “Complicanze dell’obesità”. Lo studente inizia, erano entrambi molto preparati… le sta elencando tutte, una per una… inizio a sudare freddo. Per curiosità, adesso faccio la stessa domanda a ChatGPT, guardate cosa risponde:
cardiovascolari: ipertensione, infarto, ictus
metaboliche: diabete tipo 2, dislipidemia, sindrome metabolica
respiratorie: apnee del sonno, peggioramento dell’asma
epatiche/digestive: steatosi epatica, calcoli biliari
articolari: artrosi
oncologiche: aumento del rischio di diversi tumori
psicologiche/sociali: depressione, ansia, stigma, peggior qualità di vita
Lo studente non le ha elencate tutte, ricordo le cardiovascolari, le metaboliche, le epatiche/digestive e l’artrosi, che sono le principali e più importanti, poi si ferma. Anch’io ero rimasto a secco… e con orrore avevo assistito ai “birilli” che cadevano inesorabilmente, uno dopo l’altro, ma avevo un’arma segreta…
“Ha qualcosa da aggiungere?”… “Ci sarebbe la sindrome di Pickwick…”, il professore rimane spiazzato, quasi sorpreso: “Già…” e poi me la fece spiegare.
Guardate cosa risponde ChatGPT, quando gli faccio notare che non l’aveva menzionata, fra le complicanze dell’obesità:
“Sì, hai ragione. La sindrome di Pickwick andava citata: oggi si parla più correttamente di sindrome da ipoventilazione dell’obeso (OHS), ed è una complicanza respiratoria importante e potenzialmente grave dell’obesità. È caratterizzata da ipoventilazione, con troppa CO₂ e troppo poco ossigeno nel sangue, e si associa molto spesso anche alle apnee ostruttive del sonno. Se non trattata può causare problemi seri, anche cardiopolmonari, e richiedere ricovero.
I sintomi tipici sono sonnolenza diurna, dispnea, cefalea, stanchezza, russamento importante e pause respiratorie notturne. La diagnosi si basa sulla valutazione clinica, sulla misurazione di ossigeno e CO₂, e spesso su uno studio del sonno; il trattamento comprende soprattutto calo ponderale e spesso CPAP o altre forme di ventilazione non invasiva durante il sonno.
Quindi sì: nell’elenco delle complicanze dell’obesità va messa senz’altro, dentro il capitolo respiratorio, e non è una complicanza minore.”
In sostanza, oltre ad aver aggiunto qualcosa a quello che aveva detto lo studente, ho aggiunto qualcosa anche a quello che ha detto adesso ChatGPT !
Dal Palù rimase molto colpito da questa mia ultima risposta. Seduto alla sua scrivania, assegna i voti, scrivendoli sui libretti… : 27 , 27… 30! WOW… ce l’avevo fatta! Usciamo dallo studio, e uno dei due studenti mi fa: “Ma come facevi a sapere tutto ? Sentivamo questa voce che proveniva dal fondo dello studio…”
Penso che abbiate capito il senso del post: l’assurdo modo di procedere, negli esami, con favoritismi e ingiustizie, più o meno consapevoli. Bisognerebbe proprio insegnare, a questi illustri professori, come va svolto un esame; che sia obiettivo, e dia modo agli studenti di evidenziare punti di forza e lacune, ma qualsiasi studente sa che, purtroppo, non è così.

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