Synecdoche, New York

Bellissimo film di Kaufman. Sineddoche, cioè una parte per il tutto, o viceversa. Difficile riassumerlo, commentarlo, interpretarlo. Come un libro di Joyce, Musil, Dostoevskij : troppo densi, pieni di monologhi profondi, di ricerca filosofica, di poesia.
Mentre segui le scene, non puoi far altro che annuire, perchè quello che vedi, e che senti, ti risveglia panorami lontani, memorie assopite, letture giovanili. Ne assapori la profondità, la fine psicologia, l'amara esperienza di vita. Dovrei rivederlo almeno un paio di volte, ma non ho compiti per casa, mi accontento di vibrare, come un diapason.

Ecco, per esempio, il monologo del prete :

Tutto è molto più complicato di quanto pensiate. Voi riuscite a vedere solo un decimo della verità. Ci sono milioni di piccoli lacci legati ad ogni scelta che voi fate che possono distruggere la vostra vita, ogni volta che scegliete. Ma probabilmente per 20 anni voi non lo saprete e magari non riuscirete mai a risalire alla causa. E avete un unico modo per proseguire ed è cercare di capire i motivi del vostro divorzio. E in quel momento qualcuno vi dirà che non esiste il destino, e invece esiste eccome, è ciò che voi create. E anche se il mondo va avanti per millenni voi siete qui giusto per la frazione di una frazione di secondo. Gran parte del vostro tempo la trascorrete da morti, o non ancora nati, e poi mentre siete vivi, aspettate invano, sprecando anni in attesa di una telefonata, di una lettera o di uno sguardo da parte di qualcuno o di qualcosa che sistemi le cose, ma che non arriverà mai, o che sembra che arrivi, ma non ancora. E quindi buttate via il vostro tempo in un vago rammarico o una vana speranza che qualcosa di buono arriverà, qualcosa che vi faccia sentire meno soli, che vi faccia sentire amati. E la verità è che io mi sento così arrabbiato, la verità è che mi sento così fottutamente triste, e la verità è che io mi sono sentito così fottutamente male per tutto quello che ho sbagliato, e per tutto questo tempo io ho fatto finta che tutto invece andasse bene, solo per andare avanti e non so il perché. Forse perché nessuno voleva ascoltare la mia sofferenza, perché ognuno aveva la propria. Fanculo tutti. Amen

O ancora in un'altra occasione, il protagonista :

Io sto morendo e così anche voi. Stiamo tutti andando incontro alla morte, anche se per il momento siamo ancora qui, vivi. Ma ognuno di noi sa che deve morire, anche se nel suo profondo crede di no.

Freud vs Marx 3-0

Lucida disamina di Freud su alcuni aspetti del Marxismo. Freud 1 Marx 0, palla al centro...

I comunisti pensano di aver trovato la via per liberarci dal male. L'uomo è senza alcun dubbio buono, ben disposto verso il suo prossimo, ma l'istituzione della proprietà privata ha corrotto la sua natura. Il possesso dei beni privati dà a certuni il potere esponendoli alla tentazione di maltrattare il vicino; d'altra parte chi è escluso dal possesso necessariamente si ribella in odio al suo oppressore. Se si abolisse la proprietà privata, se tutti i beni fossero messi in comune e tutti potessero prendere parte al loro godimento, malevolenza e ostilità tra gli uomini scomparirebbero. Soddisfatti tutti i bisogni, nessuno avrebbe più ragione di vedere nell'altro un nemico; tutti si addosserebbero volentieri il lavoro necessario. Non è affar mio la critica economica del sistema comunista; non posso sapere se l'abolizione della proprietà privata sia opportuna e proficua. (1) Ma sono in grado di riconoscere che la sua premessa psicologica è un'illusione priva di fondamento. Con l'abolizione della proprietà privata si toglie al desiderio umano di aggressione uno dei suoi strumenti, certamente uno strumento efficace ma, ne sono certo, non il più efficace. Quanto alle differenze di potere e prestigio, che l'aggressività usa a proprio uso e consumo, nulla è stato in esse mutato, nulla cambia dunque nell'essenza dell'aggressività. Essa non è stata creata dalla proprietà, dominava quasi senza restrizione nei tempi primordiali, quando la proprietà era ancora estremamente ridotta, già si palesa nel comportamento dei bambini, quando la proprietà ha appena abbandonato la forma anale originaria, costituisce il sostrato di ogni relazione tenera e amorosa tra esseri umani, con l'unica eccezione, forse, di quella tra la madre e il figlio maschio. Se si sopprime il diritto personale ai beni materiali, il privilegio rimane nelle relazioni sessuali, ora diviene inevitabilmente fonte di grandissima invidia e rabbiosa ostilità tra esseri umani che per altri rispetti sono stati messi sullo stesso piano. Se si abbattesse anche questo elemento e si pervenisse alla completa liberazione della vita sessuale, se si abolisse cioè la famiglia, cellula germinale della società, pur non potendosi prevedere le nuove vie che imboccherebbe l'evoluzione della civiltà, una cosa sarebbe certa: che questo aspetto incancellabile della natura umana la seguirebbe anche colà.[...]
Non fu un puro caso che il sogno germanico del dominio del mondo facesse appello all'antisemitismo come a suo complemento, e non è inconcepibile che il tentativo di stabilire una nuova civiltà comunista in Russia trovi il suo sostegno psicologico nella persecuzione della borghesia. Ci si chiede soltanto con apprensione che cosa si metteranno a fare i Sovietici dopo che avranno sgominato la loro borghesia.

(1) Chi nei suoi giovani anni ha assaggiato l'amarezza della povertà, ha sperimentato l'indifferenza e l'arroganza dei possidenti, dovrebbe essere al riparo dal sospetto di non avere comprensione e benevolenza per gli sforzi intesi a combattere la disuguaglianza di condizione economica fra gli uomini e ciò che da essa deriva. Certo, se questa lotta si vuole richiamare all'astratta esigenza dell'uguaglianza fra tutti gli uomini, conforme a giustizia, un'obiezione ovvia è che la natura, concedendo ai singoli le più diverse doti fisiche e attitudini spirituali, ha istituito ingiustizie contro cui non c'è rimedio.


S. Freud (1929), Il disagio della civiltà , OSF vol.10, Bollati Boringhieri, pp. 600-602 

La lotta con la morte

Dal " Diario intimo " di Miguel de Unamuno alcune impressionanti considerazioni sulla morte.

Quaderno II
Della morte

Tristezza di svegliarmi di notte e trovarmi con una mano addormentata. Mi affretto a muoverla e a toccarla, preoccupato di averla morta e secca e che la morte giunga attraverso di essa.
Terrore della notte in cui mi svegliai di soprassalto con le palpitazioni.
Follia che tempo fa mi veniva in mente, l'immortalità per intensità.
Alcuni vivono in un tempo determinato più di altri; costui vive in quattro anni più di quello in venti, vita più varia e in questo modo si può arrivare a vivere un'eternità in intensità in un tempo limitato, poiché ogni estensione è infinita, in quanto contiene infinite parti.
Sì, però, seguendo la metafora, è infinita nel nulla, contiene infiniti zeri. Vanità di vanità. Non in questo cambiamento e varietà, bensì nell'immobilità della fede e della grazia, sta I'eternità della vita.
E lo svegliarsi di notte e dirsi: Sarò vivo? Sarò morto e la mia esistenza continuerà d'ora in poi nello stare eternamente come ora, qui, in questo modo, così giacente, solo con me stesso e con i miei pensieri, per sempre, sempre,sempre? A che serve in più l'inferno? Se si prende infatti un uomo in un qualunque momento della sua vita, quello che egli crede il più felice, e gli si fa credere che quel momento sarà reso permanente ed eterno, man mano che esso si arresta, vedrà in esso l'inferno.
Gran conforto sarà a volte trattenere il tempo e rendere fisso un momento passeggero del flusso del tempo. Però, se questo conforto si prolungasse per sempre, giungerebbe ad essere il nostro maggiore tormento.

Senza confini

Ancora Musil da " L'uomo senza qualità ", in un monologo di Ulrich alla sorella.
Magistrale incontro tra filosofia e psicologia, tra l' " Io " e l' "oggetto " . Le differenze rilevate tra l'universo del bambino e quello dell'adulto, e tra i meccanismi percettivi sottostanti , permettono un'analisi di eccezionale profondità e chiarezza. 

Se ripenso alla mia più remota infanzia direi che l’interno e l’esterno non erano quasi separati. Quando andavo striscioni verso un oggetto, esso mi veniva incontro volando; e quando succedeva qualcosa d’importante non soltanto noi ma le cose stesse erano in ebollizione. Non dico che allora fossimo più felici che dopo. In fondo non possedevamo ancora noi stessi, anzi non esistevamo ancora, la nostra condizione personale non era chiaramente distinta da quella del mondo. Sembra un’affermazione strana ma pure è vera: i nostri sentimenti, le nostre volizioni e il nostro io non erano ancora interamente dentro di noi; ma, più strano ancora, si potrebbe anche dire che non erano ancora del tutto staccati da noi. Infatti se tu oggi, mentre credi di essere interamente in possesso di te stessa, ti chiedessi per eccezione chi sei, faresti questa scoperta. Tu ti vedrai sempre dall’esterno come un oggetto. Ti renderai conto che in un’occasione diventi triste e in un’altra t’arrabbi, così come il tuo cappotto una volta è bagnato e un’altra volta caldo. Avrai un bell’osservarti, riuscirai tutt’al più a scoprirti, mai però a entrarti dentro. Tu resti al di fuori di te stessa, qualunque cosa tu faccia, meno quei pochi momenti appunto in cui la gente direbbe che sei fuori di te. In compenso noi adulti siamo giunti a poter pensare in ogni occasione “Io sono”, se questo ci diverte. Tu vedi una carrozza e in qualche modo vedi anche come un’ombra: “Io vedo una carrozza”. Tu ami o sei malinconica, e vedi che lo sei. In senso assoluto però non c’è né la carrozza né la tua malinconia né il tuo amore, e compiutamente non ci sei nemmeno tu stessa. Nulla più esiste proprio così com’era una volta, nella fanciullezza. Invece tutto quello che tocchi è relativamente assiderato fino al tuo intimo appena tu giungi a essere una “personalità” e ne avanza soltanto, avviluppata in un’esistenza assolutamente esteriore, una nebbia spettrale di presunzione e di torbido egoismo. Che cosa c’è che non combina? Si ha l’impressione che qualcosa si potrebbe ancora salvare! Non si può poi mica sostenere che un bambino senta in tutt’altro modo che un uomo! Non conosco risposte definitive a tali problemi, chi pensa questo e chi pensa quello. Ma da molto tempo io l’ho risolta così: si è perduto ogni amore per questa specie di Io e per questa specie di mondo.

Galleggiare in un oscuro sfavillio

 Da " L'uomo senza qualità " di Musil.

" […] è come contemplare una vasta superficie di acque specchianti; l’occhio crede di guardare nel buio, tanto è lucente ogni cosa, e sull’altra sponda gli oggetti non sembrano posti sulla terra ma son sospesi nell’aria con una delicata traslucidità che confonde e fa quasi male. In quell’impressione vi è tanto un arricchimento quanto un discapito. Ci si sente uniti con tutto, e a nulla ci si può avvicinare. Tu sei di qua e il mondo è di là, al di sopra dell’Io e al di sopra degli oggetti, ma entrambi quasi dolorosamente nitidi e ciò che separa e unisce le due cose di solito mescolate è un oscuro sfavillio, uno straripare, uno spegnersi, un oscillare su e giù. Voi galleggiate come il pesce nell’acqua o l’uccello nell’aria, ma non v’è sponda, non v’è ramo e null’altro che quel galleggiare ! "


Io l'ho provata, questa sensazione, questo perdersi e sfiorare l'essenza, la realtà. Questa vertigine sfuocata, questo silenzio in cui pare che tutto sia già stato detto, questo annullarsi della coscienza che coglie sonnolenta l'anima del mondo. Questo affievolirsi, ebbro, chè non si può tollerare a lungo il riverbero della verità.

La foto sopra l'ha scattata mia figlia, a Capo Sounion nel 2012. In quel lungo pomeriggio, attendendo il tramonto, ho avuto modo di ri-provare quella sensazione, in un dejà vu familiare, che mi ha fatto sorridere. Ricordo, avrò avuto sedici anni, un pomeriggio a Porto Santo Stefano. Avevamo affittato una casa, quasi una villa, proprio in riva al mare. C'era un lungo viale di terra che portava alla casa, delimitato sulla destra da un muricciolo. A sinistra il mare, e dappertutto grossi pini mediterranei, così grandi che creavano una cupola di verde e d'ombra. Scrissi queste parole :

Seduto su un grosso ramo
guardo l'orizzonte,
schivando
il luccichìo lontano delle onde.

Una pace antica,
domande millenarie si affacciano,
invitanti sirene.

Con un rametto
traccio sulla sabbia
delle righe oscure,

come Pitagora sorrido,
quando l'enigma si scioglie.

Le corde vocali

Indovinate ? Ho appena fatto la doccia, quindi, rifacendomi al post precedente, già sapete cosa vi aspetta.
Dopo un periodo di pausa, sono tornato a frequentare Twitter. I follower sono scesi da circa 100 a 86 e ciò è fisiologico, dopo un periodo in cui non fai tweet. Inoltre molti ti seguono per un breve periodo, e se non ricambi, se non li segui a tua volta, ti abbandonano.
Vado un po' in ordine sparso. Mi ha colpito la difficoltà che si incontra, o meglio, che io incontro, a farmi seguire da certe utenti, soprattutto quelle con molti follower, le cosiddette tweetstar. La definizione precisa è ambigua, non c'è una soglia netta, nel numero di follower, al di sopra della quale uno/a venga considerato una tweetstar. Diciamo sopra i mille, ma bisogna fare delle distinzioni.
Ci sono delle utenti gentili, educate, che ricambiano automaticamente il tuo follow. Te ne accorgi dal fatto che hanno suppergiù lo stesso numero di utenti che seguono e di follower. Sono di solito persone positive e non hanno un ego troppo sviluppato, a differenza delle " vere " tweetstar.
Non so come facciano a seguire migliaia di utenti; mi immagino la loro timeline (TL) come un gorgo infernale di tweet, foto, link a video, che si susseguono a velocità supersonica. Penso che debbano perdere decine, forse centinaia di tweet (TW), a meno che non ricorrano ad uno stratagemma.
Su Twitter è possibile " togliere la voce " ad un utente. Proprio così, con un'operazione che sgradevolmente richiama alla memoria quei cani che abbaiano troppo, e a cui vengono recise le corde vocali, se si clicca su quell'opzione, semplicemente i TW dell'utente non appariranno più sulla TL. E' come se l'utente non esistesse più, o meglio, è ancora uno che stai seguendo, ma è come sospeso nel limbo, parla come dietro ad un vetro, tu non lo senti, cioè non leggi quello che scrive.
Succede anche con Facebook, solo che lì sono più diplomatici, devi trasformare l'amico in semplice " conoscente " perchè non ti dia più fastidio.
Ipocrisia telematica ? Diciamo che i social network (SN) sono, in fondo, simili a noi. Non è tutto bianco o nero, ci sono varie sfumature di grigio (non 50, per carità).
Tu conosci una persona, e questa può essere, o diventare, un tuo grande amico/a ; oppure la conoscenza si limita ad un semplice saluto. Dall'estraneo all'amico ci sono molte gradazioni, ed anche sui SN è così.
Ecco che, se uno ti segue, puoi sentire il bisogno di ricambiare; ma se questi diventa " invadente " e ti riempie la TL di saluti ai suoi amici, o ti sia comunque pesante, anche se non antipatico, può diventare indispensabile " togliergli la voce ", specie se la tua sensibilità, o educazione, ti impedisce di defollowarlo (DF) immediatamente.
Ritornando alle tweetstar " educate " , quelle cioè con molti follower, ma che seguono a loro volta molti utenti, sospetto che dietro il loro sorriso enigmatico, quasi orientale, si celino delle spietate chirurghe otorinolaringoiatre, che necessariamente, per non impazzire, debbano aver reciso centinaia di corde vocali.
E forse ci sono anch'io dentro ! Già ho pochi follower, ma quanti di questi, veramente mi seguono ? La tweetstar che quasi automaticamente ha ricambiato il mio follow ( si dice followback), è poi così gentile come sembra ? Forse lo fa solo perchè io, a mia volta non la DF ! Vuole semplicemente mantenere alto il numero dei suoi follower. Già perchè in questo caleidoscopico mondo telematico, che assomiglia alle strade piovose di Blade Runner, ci sono individui di ogni risma. Ci sono i cacciatori di follow, utenti cioè che ti followano e appena ricambi con un followback, se ne vanno. E appunto per combattere questo fenomeno sono sorte le contromisure elettroniche del caso : basta iscriversi a servizi free e automaticamente viene riportato ogni giorno il numero dei nuovi follower e soprattutto chi invece non ti segue più, in modo da potergli togliere il follow per rappresaglia.
Quindi tweetstar gentili (almeno all'apparenza) che ricambiano il tuo follow e che non si sa come facciano a gestire migliaia di utenti sulla loro TL. Poi ci sono le " vere " tweetstar. Le riconosci subito perchè dotate di un ego smisurato. Semplicemente non ti cagano.
Prima di decidersi a seguirti devi letteralmente fare i salti mortali: decine di stelline (preferiti), come fossero mazzi di rose, devi retwittarle spesso ma senza esagerare, se no si insospettiscono. E devi stare molto attento ai commenti, non devi indisporle, devi essere gentile ma non mellifluo, devi essere spiritoso, elegante, sexy; devi dire cose intelligenti ma non troppo complicate. Io sono parco nelle stelline, non retwitto mai e punto tutto sul commento, ecco perchè ne ho così poche...
Almeno, nella loro spontanea fierezza, un merito ce l'hanno: essendo molto selettive, seguono al massimo un due-trecento utenti, pur avendo anche decine di migliaia di follower. Quei pochi " fortunati " mortali che queste dee scelgono di seguire, sanno o almeno hanno una ragionevole speranza, che i loro tw vengono letti.

Sotto la doccia

C'è chi canta a squarciagola, sotto la doccia, a me invece vengono pensieri profondissimi, di una tale bellezza, logica ed armonia, che faccio fatica a ricomporli, dopo. E' come se facessi dei sogni quasi premonitori, o se ascoltassi un oracolo: la verità, che tanti filosofi cercano, mi si presenta chiara, semplice, a portata di mano, anzi di saponetta.

Forse dovrei abbassare la temperatura dell'acqua, e farla più breve; la vasodilatazione, l'età, la posizione ortostatica, tutto concorre a diminuire l'afflusso di sangue al cervello, e questi sono i risultati...

Pensavo a come cambiamo con l'età, al fatto che è impossibile immergersi due volte nello stesso fiume (ecco spiegato l'effetto doccia); perchè anche noi mutiamo, diventiamo diversi, ci trasformiamo col tempo.
E passando per Platone, unicità e molteplicità, sfiorando l'immobile Parmenide e l'inafferrabile Eraclito, riflettevo sul fatto che pur essendo diversi, rimaneva per forza un nocciolo unico, primigenio, tale per cui io sono io e non un altro.

E di cos'è fatto questo nucleo ? Forse di ricordi ? Il passato è passato, ed almeno in teoria risulta un pochettino difficile modificarlo, a meno di superare la velocità della luce, girando a ritroso in un caleidoscopico universo, come in 2001 Odissea nello spazio,  scatenando però le risate dell'implacabile Albert.

[...] : e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente, e viva, e'l suon di lei...

La famosa madeleine di Proust è poi così vera ? Quelle sensazioni sì, rimangono praticamente indelebili, un imprinting olfattivo/gustativo che ci catapulta improvvisamente nel passato, e che ce ne fa apprezzare lo spessore, l'esistenza, al di là della logica del fatto, della sua razionalità, della sua plausibilità.

Ma... i ricordi di un vecchio sono forse quelli di un giovane ? Provate a chiedere ad un ventenne di parlarvi dei tempi delle elementari. Ammesso che, infastidito, non vi mandi a quel paese, i suoi ricordi saranno una sfilza di fatti, di concatenazioni banali, di piccole  gioie o delusioni. Fate la stessa domanda ad un sessantenne, e gli occhi gli si addolciranno...

Se rileggo un libro che mi è piaciuto, perchè, pur essendo lui, pur riconoscendolo, per altri versi scopro infinite altre sfaccettature, che me lo fanno apparire quasi nuovo, come se lo leggessi per la prima volta ? Non si tratta di Alzheimer... e così... se anche noi mutiamo, ed il fiume che ci scorre attorno ci trasforma, anzi siamo noi che cambiamo prima ancora di lui, cos'altro rimane ?
E' ora di chiudere l'acqua...

La vera via per Kafka

" La vera via passa su una corda, che non è tesa in alto, ma rasoterra. Sembra fatta più per inciampare che per essere percorsa. "

(Aforismi di Zürau - Kafka)


E' il primo di una raccolta di 109 aforismi postumi scritti da Kafka nel villaggio boemo di Zürau. Già in un post precedente ne avevo riportato qualcuno.

La vera via... la via maestra, che noi immaginiamo sempre ampia, luminosa e che ci porta fra squilli di trombe direttamente in paradiso è in realtà una corda, stretta, insicura, e passa rasoterra.
Bisogna scendere nella polvere, indovinarne i caratteri, distinguerla a fatica, nascosta nella vegetazione.
Non ci è amica, è facile inciamparci sopra e ferirsi, cadendo. Solo con pazienza, e a poco a poco, ci è dato di percorrerla.

Il genio si vede già dall'incipit

Ha forse bisogno di presentazione ?
"Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto."

Un comune mortale, come me, avrebbe scritto più o meno così :
"Gregor Samsa una mattina si svegliò, dopo sogni inquieti, trasformato in un enorme insetto."

L'inizio di Kafka è come un pungo nello stomaco : al risveglio si trovò trasformato. Dopo un preambolo fumoso, in cui il protagonista affiora da strani incubi, c'è un solo verbo, netto, affilato come una lama di rasoio : l'impatto con l'orrenda , incredibile eppure evidente realtà.

Un altro esempio, sempre del grande praghese.
"Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato." (Il Processo)

Ed ecco il "mio" inizio.
"Josef K. una mattina fu arrestato, senza che avesse fatto nulla di male : qualcuno doveva averlo calunniato."
Anche qui l'inizio di Kafka crea suspense, aspettativa: la calunnia che ronza come una mosca fastidiosa e alla fine si concretizza bruscamente e violentemente in un arresto. Rovesciando la frase, si perde la tensione, e necessitano i due punti per spiegare le ragioni dell'arresto, spezzando il ritmo.


Oppure l'inizio del Castello 
" Era sera tarda quando K. arrivò. Il paese era sprofondato nella neve. Il colle non si vedeva, nebbia e tenebre lo circondavano, non il più debole chiarore rivelava il grande castello. "
Questo Castello misterioso ed invisibile, eppure così presente e concreto, nel suo solido esserci.


La scimmia e l'albero di cocco

Ebbene sì, seguo il Grande Fratello. Secondo me due categorie di persone ne sono attratte: quelli di bassa estrazione sociale, semi-analfabeti , e le persone di cultura, magari affette da voyerismo subclinico. Lascio a voi indovinare a quale credo di appartenere.
L'aspetto che più mi interessa, è la modalità con cui si instaurano rapporti interpersonali e di gruppo, tipo chi viene riconosciuto dagli altri come leader, le simpatie ed antipatie, le gelosie e così via.
E' certamente uno spaccato di vita reale, sebbene si parli tanto dell'effetto GF: del fatto, cioè, che i concorrenti siano coscienti di essere ripresi ed ascoltati 24 ore su 24.
Anche sui social network, nonostante tu possa indossare una maschera, un nickname generico ed una foto anonima, il tuo carattere e la tua personalità invariabilmente vengono a galla, e non puoi comportarti in maniera completamente differente da quello che sei. Puoi mentire per un certo periodo, se lo vuoi,  ma ad un occhio attento non sfuggono le peculiarità, le impronte digitali della tua anima, del tuo modo di fare e di essere. Analogamente, sebbene i concorrenti possano agire in determinati modi per cercare di ottenere l'approvazione del pubblico, e stiano quindi giocando, non possono " mascherarsi " completamente.
Mi sento un po' come lo scienziato che osserva dei topolini da laboratorio aggirarsi in un labirinto precostituito. Un grande scrittore non fa lo stesso quando, seduto su una panchina, osserva la gente passargli accanto ?
Il quoziente intellettivo e la cultura dei concorrenti, di solito, sono penosi, ma ci sono persone simpaticissime ed altre estremamente antipatiche, come dappertutto. Ogni tanto ci si imbatte in una perla di saggezza come la seguente.
Parlando di amicizia fra uomo e donna, Samba, un ragazzo di colore di 28 anni, che ha fatto anche il vucumprà, espone la sua teoria a Chicca, un'affascinante donna di 30 anni che vive a Milano. Secondo Samba, l'amicizia fra uomo e donna è rarissima, per non dire impossibile, cosa che mi trova perfettamente d'accordo sulla traccia del grande Freud.
Per aumentare l'effetto, e lasciare a Samba l'ultima parola, cito brevemente l'impostazione del padre della psicanalisi : per Freud il sentimento dell'amicizia e dell'amore parentale e fraterno è una derivazione della pulsione sessuale di attaccamento, inibita alla meta od ostacolata dalle barriere del divieto dell'incesto. Ne deriva l'impossibilità di un'amicizia " vera " e disinteressata tra uomo e donna.
Samba invece riporta quello che dev'essere un proverbio, o un motto africano : l'amicizia fra uomo e donna è come una scimmia che sta sotto un albero di cocco... la scimmia, o vuole salire sull'albero, o è già salita ! Niente da aggiungere, e non tiratemi fuori femminismo e buonismi vari, please... :)



Il followback

Continuo la disamina di questo universo a se stante che è Twitter. Il followback è quando tu decidi di seguire un utente, e questo, appena se ne accorge, ti restituisce il favore, seguendoti.
E' una delle principali differenze fra Twitter e Facebook : su quest'ultimo infatti, è necessario che due utenti accettino di diventare amici, instaurando quindi una relazione biunivoca, mentre su Twitter non è affatto necessario, e tu puoi seguire chi non ti segue, o essere seguito da chi non segui.
Mi risulta che Facebook ha da poco aggiunto l'opzione " seguaci " , per adeguarsi a Twitter, ma è una funzione che non conosco e non uso.
Tornando al followback, ho visto che su Twitter ci sono pareri discordi. Soprattutto le tweetstar (utenti con migliaia di follower) rivendicano la libertà di poter decidere chi e quando seguire. Non posso darle torto, il followback non è assolutamente obbligatorio, anzi la libertà, su questo punto, è quello che ha fatto la fortuna di Twitter.
D'altra parte considero una forma di gentilezza, di cortesia, il followback, specie se associato ad un eventuale successivo defollow. Nel senso: ok, ti seguo per restituire la conoscenza, ma se non mi piacciono i tuoi tweet ti defollow. Forse è proprio per non star ad eliminare migliaia di follower, che le tweetstar non applicano il followback ed anche qui non posso che condividere il loro modo di agire.
Però c'è da aggiungere che è proprio tramite il followback che ho potuto aumentare considerevolmente il numero dei miei follower. Sono a circa cento, che per molti è un numero ridicolo, ma senza il followback sarei ancora ad una decina !
Come al solito, il mondo è bello perchè vario. Capisco chi non restituisce il followback e ringrazio calorosamente chi lo usa con me. Ed io come mi comporto ? Una via di mezzo, followback a tutte le donne (sarebbe una grande scortesia non farlo), e no ai pochi utenti maschi che mi seguono. Però uso selvaggiamente il defollow.

Il retweet

Il retweet (RT) è un tweet di un altro utente che viene particolarmente apprezzato, e che si ripropone ai propri follower. E' un gradino più su della semplice  "stellina ", paragonabile quest'ultima al " mi piace " di Facebook. In teoria, quindi, i RT dovrebbero essere tweet speciali, interessanti... dovrebbero.
In realtà, si vedono di quelle porcherie da non credere. Quando una inizia a retuittare stronzate è già un grosso campanello d'allarme. Vado sulla sua home e clicco su " disabilita i retweet ". E' una possibilità che le concedo. Se, dopo un po' di tempo anche i suoi tweet mi risultano insopportabili, per mille ragioni, la elimino.
In questo modo la mia timeline (TL) assume un aspetto più ordinato, non ci sono saluti di gruppo, chiacchiere varie, non mi compaiono personaggi strani e ambigui che fanno tweet assurdi.
Un'altra considerazione da fare, è che mentre selezioni chi segui e quindi i loro tweet, i RT vengono fatti da estranei, da persone che tu non stai seguendo, o che hai scelto di eliminare. Ecco perchè di solito i tweet ti sono più congeniali. Quindi mentre i RT in teoria sono speciali, vengono però da persone non affini, e i due fattori tendono a bilanciarsi, per cui alla fine non è affatto detto che i RT siano meglio (per te) dei tweet.
Bene o male a poco a poco seleziono persone (donne) che mi vanno a genio, ma se le lascio retwittare in libertà, ecco che la TL si popola di tatuati con l'orecchino, ruffiani vari, personaggi sgradevoli che mai e poi mai avrei deciso di seguire.
Pare impossibile, ma una persona che ti è simpatica, e che tu credi che condivida gusti simili, inizia a manifestare distanze abissali da te proprio nelle sue preferenze, però è vero che quelle che più mi piacciono, fanno i RT che preferisco; quindi alla fine le " affinità elettive " si può dire che esistano, anche se la loro fragile ed effimera esistenza è continuamente messa in discussione.
Come in tutti i rapporti, solo il tempo seleziona quelli validi, necessariamente rari come pietre preziose.

Perle di saggezza twitteriane

Eccovi alcuni tweet che hanno riscosso molto successo, tra parentesi con RT è quante volte sono stati retuittati e con ST quante stelline hanno ricevuto. Dovete scusare certi neologismi come tuittare, retuittare, defolloware e simili, ma la lingua inglese è inarrivabile: per esprimere quello che loro dicono con una parola ci vorrebbe una frase intera.
Veniamo a queste perle di saggezza, aforismi finissimi, condensati di acuta psicologia.

- Scriviamo. E poi boh. (20 RT , 26 ST)

Cioè, se devi scrivere una cazzata del genere, non devi dire boh, devi semplicemente farne a meno, e ci risparmi di leggerla. Venti persone hanno ritenuto opportuno retuittare, cioè far conoscere a tutti i loro lettori questa frase in cui si coglie l'ansia esistenziale di vivere, l'angoscia inespressa di un dubbio, ed altri ventisei (non per forza gli stessi geni di prima), l'hanno ritenuta degna di menzione.
Come per le frasi successive, quello che mi spaventa non è tanto la miseria, la banalità del contenuto, quando non l'imbecillità evidente dell'autore, quanto l'entusiastica accoglienza espressa da una mandria di decerebrati che costituisce l'utente medio di twitter. Le frasi sono prese da alcune twitstar, utenti quindi fra i più popolari, selezionati, immaginate come devono essere gli altri...

- Il caffè è roba buona. (14 RT , 21 ST)

Profonda descrizione, pare perfino di sentirne il profumo, di gustarne l'aroma. Quel " roba " allude vagamente a marijuana e affini, facendo intravedere piaceri proibiti.

- Sai, sei. (13 RT , 27 ST)

Proprio così ! Due parole... altro che Ungaretti con il " m'illumino d'immenso ". Una frase di una concisa completezza, tu sai che sei, opposta al non sapere di non essere, quasi un conosci te stesso. Sai che sei, come ha fatto Cartesio a non pensarci ?

- Credevo di essermi svegliato bene, ma adesso sto meglio. (6 RT , 19 ST)

E' ancora quello del caffè, che evidentemente ha problemi la mattina presto. Grazie al caffè di cui prima, adesso non se la passa malaccio. Non potevamo restare senza saperlo, adesso anche noi tiriamo un sospiro di sollievo.

- E non pensate troppo che fate male alle parole. (20 RT , 35 ST)

Sono sicuro che tu prendi quella precauzione, prima di scrivere o di parlare.

- Che bello levarsi dalle palle una persona che credevi diversa, e invece fa schifo al cazzo. E' una sensazione molto simile alla libertà. (63 RT , 76 ST)

La prosa di Proust a questo gli fa una sega, notate quanti entusiasti ammiratori.

- C'è gente che se ne va in giro con occhi bellissimi. (111 RT , 164 ST)

Questa frase, appena passabile, dimostra quanti consensi si può ottenere facendo il ruffiano, e quanti allocchi abbocchino, perchè ognuna di quelle quasi duecento persone, inconsciamente pensa che quegli occhi siano i propri.
Infine alcune parole per correggere il tiro e recuperare il senso delle proporzioni.
Twitter, per fortuna, non è tutto così. Ho volutamente preso esempi paradossali, seppure veri, ma ci sono molti spunti brillanti ed originali; persone con un fine umorismo ed una vivace intelligenza.
Come nella vita reale, non sono quelli che urlano di più, o quelli più in vista, magari fanno un tweet raramente. Poi ci sono utenti che anche se scrivono sempre e solo di sè, non annoiano mai, perchè sono spontanei e veri. Come in tutte le cose si va a simpatia, seguendo i propri gusti.
Cosa mi spinge a scrivere questo pezzo ? Rosico perchè non raccolgo simili consensi ? Vi dirò... la favola della volpe e dell'uva la conosciamo tutti, e ad essere sincero una punta d'invidia c'è.
A chi non piace piacere ? (bella, adesso provo a metterla su twitter).
Però, se dicendo solo " embè " raccogliessi 20 RT e 26 ST ci penserei su seriamente...
Sincerità per sincerità, aggiungo però, che non mi allarma non essere "compreso", c'era da aspettarselo.

Twitter e countdown

Mi sono iscritto a Twitter da poco, qualche mese. Come ai tempi di Facebook, inizio già a domandarmi che ci sto a fare !
OK, sono un tipo difficile, scontroso, irascibile, non ispiro certo simpatia al primo impatto, e tutto questo, volenti o nolenti, si riversa involontariamente su ciò che scrivo, su come mi pongo in relazione agli altri.
Scrivere esclusivamente per se stessi è una favola, una panzana che certi poeti o scrittori vogliono propinarci solo perchè hanno paura di non venire apprezzati dal prossimo.
Tutti scriviamo per ottenere qualcosa, un riconoscimento del nostro valore, del nostro essere, anche solo un sorriso di risposta. Non credo che nessuno, se fosse assolutamente solo al mondo, si metterebbe a scrivere. Anche i diari, che fin da ragazzi (almeno ai miei tempi) custodivamo segretamente, in fondo erano scritti con la speranza che qualcuno, di nascosto, l'amato o l'amata, li leggesse.
Ma per chi scrive questo eventuale riconoscimento arriva, nel caso, con un certo ritardo, a volte perfino postumo ! Nell'era dei social network invece il modo di scrivere è cambiato. Ad ogni post, ad ogni tweet, seguono i " mi piace " o le " stelline ", ed un certo riscontro è immediato.
Ecco che l'autore di un tweet può ritrovarsi desolatamente solo, e non perchè manchino i lettori, ma perchè nessuno di loro ha ritenuto opportuno premiare con la benedetta stellina la sua frase. Niente di tragico, si intende, ma mentre chi scrive un libro si aspetta qualche menzione in un premio letterario, qualche recensione favorevole e certamente non ultimo, di vendere i suoi libri, chi tuitta si aspetta almeno una risposta !
I social network sono fatti per comunicare, per interagire o anche (purtroppo) solo per salutare gli amici. Ammesso che tu scriva solo per te, per un tuo bisogno intimo, non ricevere un segno di vita, dagli altri, ti fa sentire ancora più solo. Sei in mezzo ad un mare di gente festosa che semina stelline e retweet (RT)  a piene mani, e te ne stai lì, seduto, a guardare le stelle filanti, stile ultimo dell'anno.
Poi c'è la corsa a chi accumula più seguaci, i famosi follower, e per aumentare questo numero se ne fanno di tutti i colori. Alcuni copiano tweet di altri e li fanno propri; in rete si saccheggiano a piene mani aforismi di tutte le specie, anche qui spesso senza citare l'autore. Si riportano barzellette, si fanno tweet mielosi, ruffiani, che genericamente lusingano i follower. Si mettono valanghe di stelline e retweet; le strategie sono le più disparate. Particolare attenzione viene riservata a quelle che vengono chiamate tweetstar, utenti con più di diecimila follower, perchè un loro eventuale RT sarebbe evidentemente letto da una platea molto vasta.
Ed in mezzo a questa bolgia sono capitato io !
Come probabilmente avrete immaginato, colleziono pochissime " stelline ", i RT sono esemplari quasi sconosciuti, ma c'è una precisazione da fare. Quei pochi consensi che ho ottenuto, sono stati su miei commenti ai loro tweet.
Fatalmente, partendo da zero, mi sono messo a seguire vari utenti, selezionandoli approssimativamente in base alle loro notizie biografiche, alle loro foto (seguo solo donne) e così via. Nessuno mi seguiva all'inizio, e se non facevo qualche commento, o aggiungevo stelline o RT, non avrei avuto nessuna possibilità di essere seguito da qualcuno.
Adesso sono ancora all'inizio, ho appena 64 follower (utenti che mi seguono) e a mia volta sto seguendo 89 utenti. Su twitter non è obbligatorio seguire chi ti segue, da ciò la possibilità di seguire una persona che non ti segue e viceversa. In questo un po' assomiglia all'amore, vince chi fugge... con me vincono tutte !
Fino ad ora nessuno ha mai messo una stellina ad un mio tweet. O forse sì, ma erano citazioni o aforismi (con tanto di autore). Nessuno ha mai mostrato di apprezzare una mia frase, e siccome sono stufo di essere " piccolo e nero ", ho deciso di mettere un limite, un conto alla rovescia appunto.
Se nei prossimi cento tweet non riceverò una stellina o un RT (i commenti semplici non valgono) manderò tutti a quel paese e chiuderò l'account. Lo so che è infantile, ma mi sono rotto le scatole di leggere banalità che ricevono decine di stelle e RT, di RT che fanno semplicemente vomitare, di dover continuamente defolloware (eliminare) utenti che si rivelano degli emeriti imbecilli.
Tutto per cosa poi ? Per un cenno ? Per un consenso ? Per la remotissima possibilità di trovare l'inesistente anima gemella ? Per costruirsi una schiera, un circolo di amici eletti ? No way... perciò countdown che parte da 100 a scalare... per la cronaca adesso sono a 89...

Twitter, citazioni e bugie


Riporto un dialogo (scambio di messaggi) su Twitter fra me ed un’utente. Le frasi di lei le ho ricostruite (abbastanza fedelmente), in quanto successivamente ha pensato bene di cancellare tutto, le mie le ho ricopiate. Il tutto inizia con una sua citazione…
LEI : " L’imbecille non si annoia mai : contempla "
IO : " si contempla "... Rémy de Gourmont (però andava bene anche contempla... hehe)
NOTE – Mi suonava un po’ strano, contemplare non è un’attività propria dell’imbecille, semmai del saggio. Vado su internet e trovo in decine di link la frase con il " si contempla ", com’era logico. L’imbecille si gongola rimirandosi come un Narciso. Senza quel " si " riflessivo, il significato è completamente stravolto.  Ho aggiunto che poteva andar bene anche " contempla ", quasi a voler interpretare il verbo come guardarsi attorno con occhi vuoti, assorto, come un’ebete appunto. Era una ciambella di salvataggio, ma lei non l’ha colta, anzi rilancia, come vedremo.
LEI : ovviamente l’ho letto or ora e ho ricopiato fedelmente
NOTE – Già l’ovviamente è un po’ da saccente, presuntuosa, ma mi ha colpito quel " or ora ", lezioso, falsamente e inutilmente ricercato, chiaramente un manierismo.  Similmente quel " fedelmente " che richiama il lavoro paziente del frate amanuense. Implica attenzione, ed esclude qualsiasi possibilità di errore.  La sostanza era che, voleva farmi credere, aveva appena letto la frase… or ora… quasi il libro fosse alla destra del mouse, e l’avesse chiuso proprio un istante fa. Da ciò la mia sorpresa…
IO : dal libro ? allora la mia fonte su internet è errata 
NOTE – Nella domanda era implicita la mia incredulità, come se per ogni citazione fatta si avesse o si potesse avere a disposizione il libro. Però era ancora possibile, tempo fa, per esempio, comprai un libro su aforismi filosofici, e sfogliandolo, ogni tanto ne riportavo uno su Facebook, per la meraviglia dei miei " amici ", anche se regolarmente citavo l’autore, ci mancherebbe. Odio quelli che non lo fanno, quasi a voler far credere che sia farina del loro sacco.
LEI : io NON riporto mai frasi da internet, anche perché ho una vasta collezione di libri letti :)
NOTE – Assume un tono da maestrina, con quel " NON " in maiuscolo, quasi a voler rimproverare me di andare a cercare su internet ! Riallacciandomi alla nota precedente, su internet ci sono link con decine di migliaia di frasi/aforismi, suddivisibili per autore e perfino per tematica. In un attimo si ha a disposizione " tutto ", basta saper valutare l’attendibilità delle fonti. Se uno dovesse cercare ogni citazione sui libri, anche ammesso che avesse a disposizione la biblioteca del congresso di Washington (128 milioni di documenti) , ci metterebbe una vita. E poi quel " libri letti " , come a voler rimarcare la sua presunta cultura. E’ che non sa con chi ha a che fare…
IO: e fai bene, visto che quest'errore è riportato in una cinquantina di link... ;)
NOTE – Complimento carico d’ironia, e velata allusione al fatto che l’aforisma è unanimemente riportato in altro modo; ma da lei silenzio assoluto.  Ed a questo punto, visto che dopo avermi propinato la panzana che l’aveva direttamente letto dal libro " or ora ", e che si permetteva di darmi una lezione su come vanno riportate le frasi, attingendo direttamente alla fonte e non su internet,  mi prese un " furore cieco " !
Va bene essere gentili, va bene offrire una via di fuga, un salvataggio in angolo, ma quando l’interlocutore si permette sfacciatamente di bluffare, rilanciando e prendendoti per fesso, allora no !
Ricerca febbrile, come un personaggio di Dostoevskij. Trovo l’opera  " Passeggiate filosofiche " da cui proviene la frase, ma pare che non sia mai stata pubblicata in Italia. Sono tentato di chiederle che libro ha, l’editore e così via, ma ricordo che mi aveva detto che parla diverse lingue, potrebbe essere che ha il libro in francese !
Pazientemente arrivo ad un link prezioso che riporta tre file delle " Promenades philososophiques  " . Li scarico tutti e tre, e vado a vedere. Sono opere digitalizzate nel 2010 dall’università di Toronto. Con la funzione " trova " riesco a localizzare, dopo una mezz’oretta, la frase: bingo !
Allora le mando un DM, cioè un messaggio privato :
IO : " un imbécile ne s’ennuise jamais : il se contemple." Anche in francese… tu che libro hai ?
LEI : hai ragione Andrea. Ho riportato male. Buona serata :)))
NOTE – Non mi cita il libro, l’editore, e se è o meno in francese. Posta di fronte all’evidenza, e senza nessuna via d’uscita, finalmente il crollo, frettoloso, e quel saluto come a sbatterti gentilmente la porta in faccia. Allora la mia tagliente risposta.
IO : ah ecco ! anche perche è su " Promenades philosophiques " pag 260 edizioni  MERCURE PARIS… con me caschi male. Buona serata :)
Infine, dato che su Twitter, nei messaggi che potevano leggere tutti non c’era una sua rettifica, ho aggiunto
IO : lieto di aver chiarito l'equivoco per DM. Hai copiato male, capita ;)
Per tutta risposta ha cancellato i DM ( e va bene) ma anche tutta la sua conversazione su Twitter con me, lasciando i miei messaggi orfani, come se parlassi da solo. Adesso li ho cancellati a mia volta, ma ho deciso di fare questo post sul blog per analizzare i comportamenti di utenti con cui ho a che fare in rete.
Cosa si può dedurre da tutto ciò ? Come sono andate veramente le cose ? Chi, come, dove, quando, perché…
Ha veramente l’edizione in francese delle opere di Gourmont ? Può essere, c’è un’edizione del 2012. Potrebbe veramente aver letto male, ma allora perché non dare una ricontrollatina, dopo che le ho fatto capire che su molti link era riportata la frase in altro modo ? Come va inserita quella risposta : " ovviamente l’ho letto or ora e ho ricopiato fedelmente " ? Pressapochismo ? Presunzione ?
" Ovviamente " e " or ora " da soli giustificano questo post ! Ma la mia netta impressione, anzi certezza, è che abbia semplicemente mentito.
Alle volte si inizia così, per superficialità, una piccola innocente bugia. Quasi subito, di fronte ai velati dubbi dell’interlocutore, al mentitore si aprono due strade : rettificare, ammettere la piccola " distrazione " e cercare di chiudere in fretta l’episodio, sfruttando il fatto che in rete il rossore non si vede… o insistere; solo che la menzogna va sostenuta, e anzi va mostrata indignazione se l’altro sembra non crederti.
E allora succede che la piccola palla di neve, rotolando a valle, si trasforma in una valanga, fuori controllo. Una bugia serve a coprire l’altra, in un castello di carte sempre più traballante; le falle si aprono dappertutto, la memoria fatica a ricostruire ciò che si è detto, e le contraddizioni spuntano come funghi.
Anche a me si aprivano due possibilità: far finta di crederle, per non imbarazzarla ulteriormente, oppure cercare di smascherarla. Ho deciso di soprassedere all’inizio, fingendo di essermi bevuto le sue stronzate, ed anzi facendole i " complimenti " perché, a differenza mia… lei citava solo frasi di cui poteva verificare direttamente l’esattezza, ma doveva pur capire l’ironia celata nella mia ultima frase.
E’ stato proprio il suo silenzio, che ha fatto traboccare il vaso; un silenzio complice, disvelatore, senza il minimo accenno, senza il minimo tentativo di ritrovare un accordo, un punto d’unione.
Mi lasciava così, come un idiota (alla Dostoevskij); chi avesse letto il dialogo, si sarebbe fatto l’idea che avevo torto marcio, che ero stato scortese con lei, che la sua frase era corretta, e che imprudentemente mi ero precipitato nell’infido mondo della rete per cercare una correzione che era risultata errata. Da qui la decisione di seguire la seconda strada, a costo di perdere un’amicizia/conoscenza da poco instauratasi.
Le motivazioni profonde ? Bugia patologica (sindrome di Pinocchio) ? Un semplice vezzo senza nessuna causa sottostante ? Non lo so… per correttezza l'informerò dell'esistenza di questo post, anche se mi sono assicurato di preservare il suo anonimato.


L'arte di una foto


Una foto è già un’astrazione, anche se non è in bianco e nero. Di fronte ad un paesaggio praticamente immobile e senza contare eventuali mutamenti di luce, il nostro occhio compie in continuazione impercettibili movimenti. Se non lo facesse, gli oggetti semplicemente sparirebbero dal campo visivo, per una forma di assuefazione allo stimolo.
E’ difficile che noi manteniamo lo sguardo perfettamente fisso a lungo, lievi oscillazioni, quasi involontarie, ci permettono di rinforzare la visione binoculare, conferendo profondità agli oggetti.
Una foto quindi, proprio perché racchiude l’attimo in sé, è qualcosa di “artificiale” , che non possiamo sperimentare realmente se non nel ricordo. La fotografia è una forma d’arte, che svela insospettate presenze, è un ponte metafisico verso la realtà, mai così vicina.

Teoria del Caos


Casualità e causalità, l'eterna lotta nelle volute del fumo di un fiammifero.

Il tempo


Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so: così posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere?
(Agostino, Le confessioni)

Il tempo non è altro che un passaggio di consegne...
(mia)

Mariarosa e gli studenti

Dopo un sacco di tempo, mi faccio vivo con un post " personale "... sono stufo di post sui massimi sistemi, scendiamo un po' nel particolare, nel quotidiano.
E' l'anno scorso, d'estate. Di fronte alla nostra casa ci sono, ovviamente, dei vicini. Chi non ne ha, purtroppo ? Beh, approfittando del fatto che i genitori sono via per il fine settimana, la figlia organizza una festa fra amici :  ovviamente musica a tutto volume, finestre spalancate, urla belluine.
E' l'1.30 passata, ma l'orda dei ragazzi scatenati non ha fatto i conti con lei... , mia moglie, Mariarosa ! Sebbene minuta, ha un carattere incredibile, e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. La vedete, nel filmato, sulla destra, con una maglietta bianca e pantaloni scuri.
MR, rivolta ad una giovane che si è affacciata alla porta dopo che lei ha suonato il campanello : " Cioè, dico state scherzando ? Almeno si chiudono le finestre. Cioè, non so se ti rendi conto del casino che c'è ".
La ragazza pare non capire (chissà mai perchè un vicino suona alla porta all'1.30 di notte ???), e le va incontro (vestita di rosso).
MR ripete la frase : "... non so se ti rendi conto del casino che c'è " e la ragazza " Abbassiamo ". " Abbassiamo ? Eh ! Mi pare il minimo " e se ne va. Poi si sentono i suoi passi sulla ghiaia del vialetto e la ragazza che bussa alla porta di casa (l'avevano chiusa fuori). Infine il cancelletto nostro che scatta e si richiude.
Ed io ? Stavo documentando... adesso so perchè l'ho sposata : quando c'è lei in casa, mi sento protetto ! E buon per la ragazza che non ha opposto resistenza... ;)

Atene estate 2012




Caldo secco
che toglie il respiro,
il frinire
ossessivo
delle cicale.
Dal pino nodoso
cola lentamente
la resina;
la corteccia, dura
la terra arida e rossastra.
Lo sguardo si perde,
assente,
sulla bianca distesa di case;
un soffio di vento
si alza dal Pireo
rompendo l’incanto.