L'orologio

Quando leggo libri di astrofisica, come questo bellissimo di Hawking : " L'universo in un guscio di noce",  la sensazione è sempre la stessa : inadeguatezza.
La mente di fronte alle sfide alla logica : il tempo/spazio che si incurva, la velocità della luce costante, il fascino del Big Bang, la radiazione cosmica di fondo, il red-shift delle galassie.
Ci vuole tempo, non i quindici-venti miliardi di anni dell'universo, ma qualche generazione, per far sì che simili strabilianti fatti contro-intuitivi divengano banalità su cui nessuno sollevi più obiezioni.
Del resto l'intuito, la ragione, la logica perfino, possono portare fuori strada clamorosamente. Non pareva a menti eccelse dell'antichità che fosse il sole a ruotare attorno alla terra ? E non sembrava quest'ultima piatta, oltre ogni ragionevole dubbio ?
Ormai nessuno ci riflette su, non per superiore intelligenza, o comprensione del problema, ma perchè anche un buzzurro semianalfabeta qualunque può sfogliare un periodico e vedere una foto della Terra scattata dallo spazio.
E così il fatto che l'orologio atomico che volò a lungo su Concorde e su Boeing 747 segnasse una infinitesima differenza dal suo gemello rimasto fermo a Washington, non desterà più meraviglia. Nei viaggi interstellari non si parlerà più di differenze di fuso orario, ma di ora rispetto ad un sistema di riferimento... e si apporteranno automatiche correzioni a seconda di quanto a lungo e quanto velocemente si è viaggiato...
La frase il mio orologio va indietro poi, dovrà essere ulteriormente specificata... per evitare di far credere di possedere l'elisir dell'eterna giovinezza.

Cipro

Il Santuario di Apollo Hylates, che si trova 2.5 chilometri circa a ovest dell’antica città di Kourion, era uno dei principali centri religiosi dell’isola, dove Apollo era venerato come Hylates, Dio dei boschi.
Solo due colonne sono state ristrutturate, anche qui terremoti... notate i rari capitelli ciprioti.

Gerusalemme

Arriviamo in Terra Santa. Una miriade di sensazioni, troppa storia, troppa religione, troppo odio coagulato in così poco tempo. Non c'è modo di raccapezzarsi, di concentrare lo spirito e la mente sui luoghi sacri, colmi di millenaria storia.
Le immagini si sovrappongono una all'altra, fagocitate dalla collaudata macchina del turismo di massa. Ci vorrebbero settimane, mesi, per farsi una pallida idea di ciò che questi posti rappresentano per l'umanità, per le tre grandi religioni monoteiste.
Metto qualche foto, cercando di ricordare...

Scilla e Cariddi


Sono ovviamente io, del resto ogni proprietario di un blog è, per definizione, narcisista. Qui sono appoggiato al parapetto della cabina, per la precisione cabina con gran balcone, come categoria appena sotto la suite; poi c'è la grande suite... ma il discorso finanziario si complica assai...
Il parapetto è di vetro, così puoi guardare il mare anche stando sdraiato sul letto. Dovevamo essere appena partiti da Savona, alla volta di Civitavecchia, lo deduco dal vento che mi scompliglia la folta chioma.
I momenti migliori della crociera sono quando la nave è al largo. Così al largo che nessuna terra è in vista all'orizzonte. Rimanevo affascinato a guardare la prua che creava onde, ed il gioco, lo scontro fra queste e le onde possenti del mare. La spuma bianchissima, quasi latte appena sotto alle fiancate, le bollicine frizzanti, la scia che si allunga zigzagando dietro alla nave.
Infinite tonalità di azzurro, di blu scuro, di bianco, di verde, ed il vento e il profumo del mare.

Olimpia : la sfida !

Lo stadion (o stadio) era un'antica gara di corsa, parte dei Giochi Olimpici e dei Giochi Panellenici.
Esistevano altri tipi di gare di corsa, ma lo stadion era la più prestigiosa; il vincitore veniva spesso considerato come il vincitore degli interi Giochi e per secoli l'olimpiade prendeva il nome del vincitore della corsa dello stadion, il quale doveva accendere il fuoco dei giochi successivi. Tutto nacque qui... nel 776 a.C. , allo stadio di Olimpia...

Santorini

L’isola di Santorini si trova a sud della catena delle Cicladi. Anche se molti si riferiscono a Santorini come un’isola singola, in realtà sono un gruppo di cinque isole: Thira, Thirassia, Palia Kameni, Nia Kameni e Aspronisi che costituiscono il bordo di un antico cratere vulcanico.
Nel 1627 a.C. ci fu un terremoto spaventoso seguito da una catastrofica eruzione vulcanica. Il successivo inabissamento della caldera del vulcano, lasciò emergere solo le punte più alte: le cinque isole summenzionate.
Santorini alias l'isola di Thera e l'esplosione che distrusse la civiltà minoica. Uno tsunami con onde dai 35 ai 150 metri raggiunse l'isola di Creta, distante 110 km. L'eruzione liberò nell'atmosfera 100 km cubici di materiali piroclastici, quattro volte superiore alla quantità rilasciata nell'esplosione del Krakatoa.
Un'immane tragedia, uno di quegli sconvolgimenti epocali che coinvolgono civiltà distanti fra loro migliaia di chilometri. Si pensa che Platone trasse indirettamente ispirazione da questo evento quando si riferì alla scomparsa di Atlantide.

Una mattina, belli belli, con la nostra elegante ed affusolata Costa Mediterranea, arriviamo a Santorini. Tiro la tenda della cabina, ed ancora insonnolito ecco lo spettacolo che mi si presenta.


Il riverbero è fortissimo, e socchiudendo gli occhi stento a mettere a fuoco. Qualcosa di misterioso emana da questi luoghi. Scogliere a picco, alte 3-400 metri. Nerissime, brulle, inospitali, con la strada che faticosamente si inerpica a zig-zag. Sulla cima si intravedono case bianche, ancora indistinte.
Una potenza malefica, l'eco di sottofondo di una tragedia consumata, di morte e di terrore, aleggia come sospesa. Mi fa ripensare a quando passo vicino alla diga del Vajont, altissima, grigia, in quella forra paurosa, e trattengo il respiro, contemplando il muro di cemento.
Come un novello Ulisse scruto l'isola cercando di decifrarne i segreti, ma a poco a poco mi lascio conquistare dalla bellezza dei suoi villaggi bianchissimi, con le case a strapiombo, dai suoi colori su cui predomina l'azzurro delle finestre, delle cupole delle numerose chiese, degli ombrelloni, dalle stradine piene di turisti.



Visitiamo il villagio di Oia, sull'estrema punta nord dell'isola e poi ripiombiamo a valle, con una ripidissima e veloce teleferica. Ci accomiatiamo da un luogo incantevole, stregato, e con nostalgia ammiriamo quei paesini sparpagliati sulla sommità, come zucchero a velo su una gigantesca torta di cioccolato.


Ed ecco a coronare queste bellezze, un filmato con la musica del sublime Vangelis e la voce dell'indimenticabile Irene Papas...

Giza


La grande piramide di Cheope. Ci sono molti modi di avvicinarla, infiniti punti da cui riprenderla; questo è quasi furtivo, come un serpente che striscia fra i sassi, di chi cerca di spiarla senza farsi vedere...

Il passato è lo specchio del futuro


Pensa che prima di noi si è consumata una parte
del tempo eterno, senza toccarci.
E' questo lo specchio che Natura ci offre
dopo la morte : il futuro.
Vedi tu forse in quel vuoto niente di triste,
un segno che ti spaventi ?
O non è quella una quiete più certa del sonno ?

Lucrezio " De Rerum Natura " (III, 970-975)

Versi di una bellezza cristallina, di una profondità distaccata, serena. Sembra di riascoltare " E'l naufragar m'è dolce, in questo mare ". Non per niente Leopardi, anch'egli poeta e filosofo, conosceva benissimo Lucrezio.
Siamo portati a considerare sempre, con sgomento, il tempo in cui non saremo più. Ognuno di noi si pone di fronte alla morte, di fronte al " dopo "  in maniera differente.
Lucrezio, da epicureo, sposta il problema ; ma se Epicuro ci fa capire l'impossibilità di " incontrare " veramente la morte, perchè essa viaggia all'infinito su un binario parallelo, dove essere e non essere non possono coesistere, qui c'è qualcosa di più.
Il tempo, l'eterno, viene sapientemente sfruttato. Il tempo ci precedette " senza toccarci ", senza nuocerci, senza portare tristezza nei nostri cuori.
E come così fu, prima di noi, così sarà, dopo di noi. Il passato come specchio del futuro, e viceversa. Se possiamo guardare con occhio sereno a quando non esistevamo ancora, se possiamo concepire un mondo senza di noi, così dobbiamo immaginare il futuro : " una quiete più certa del sonno " .

Aggiungo un'altra traduzione, anch'essa molto bella :

Volgiti a considerare parimenti come nulla siano state per noi
le età dell'eterno tempo trascorse prima che noi nascessimo.
Questo è dunque lo specchio in cui la natura ci presenta
il tempo che alfine seguirà la nostra morte.
Forse in esso appare qualcosa di orribile, forse si vede qualcosa
di triste? Non è uno stato più tranquillo di ogni sonno?

Le formiche



Magnifico filmato. Quello che risalta non è il gigantesco aereo, il maestoso Airbus A380: l'aereo civile di gran lunga più grande e possente del mondo; no... è l'infaticabile lavoro dell'uomo, di questo esercito di formiche operaie e sullo sfondo migliaia di imprese, di tutte le dimensioni.
Un titanico sforzo, una comunione d'intenti, quando vuole l'uomo riesce a creare incredibili cose.

Scontro


" Ladies and gentleman, this is "... la Galassia di Andromeda, la più vicina alla nostra Via Lattea. Situata nella costellazione di Andromeda, dista dalla Terra circa 2,5 milioni di anni luce. E' l'oggetto più lontano visibile ancora ad occhio nudo.
Ha mille miliardi di stelle, diametro 141.000 anni luce, massa 1,23 x 10^12 M_ , cioè 1.230 miliardi di volte la massa del sole. La Via Lattea ha una massa superiore, 1.9 x 10^12 M_, diametro di 150.000 anni luce, ma ha molte meno stelle.
Diciamo che sono gemelle, sebbene la nostra ha una struttura diversa, a spirale con barra trasversale.

Random ?



Purtroppo viviamo in un mondo imperfetto, un riflesso delle nostre idee astratte, delle esatte formule matematiche e non scorgiamo che le ombre, nella caverna di Platone.
Come non raggiungeremo mai lo zero assoluto, sebbene sappiamo dove sia esattamente: a -273,15 °C , così un numero casuale, veramente, assolutamente casuale, non sarà possibile elaborarlo.
L'attrito è ineliminabile, e le leggi sull'inerzia dei corpi, datanti addirittura a Galileo, sebbene magnifiche, valgono solo in astratto. E così non esiste il vuoto assoluto, e la piuma non potrà mai dimostrare di poter raggiungere, nella caduta, il piombo.

Il tavolo, questa convenzione !

Senza scomodare le idee di Platone, quando parliamo come facciamo a comprenderci ?
Un bambino, a poco a poco, apprende il linguaggio: ad un nome corrisponde una cosa, un oggetto. Poi, col tempo, impara che ci sono nomi più complessi che esprimono idee, sentimenti, stati d'animo.
Ma la parola esprime un'idea alla quale l'oggetto si adatta, o è viceversa ?
Dall'esperienza vengono le idee o le idee permeano, rendono intelligibile, l'esperienza ?
Prendiamo un tavolo: se io dico, o scrivo, " TAVOLO " , ognuno di voi capisce a cosa mi riferisca, e mentalmente se lo raffigura.

Shutter island

Appena visto: buono l'inizio, l'atmosfera, le musiche. Man mano che la trama procede, l'entusiasmo si smorza, e compare una sensazione di deja vu.
In effetti ho una buona memoria visiva, ed il mio cervelletto ha come hobby quello di fare connessioni, correlazioni, trovare leitmotiv nascosti. Non avrò una grande cultura cinematografica, ma i film, quelli belli, mi rimangono, e senza volere a volte riaffiorano.
Quando ho visto Max von Sydow mi è venuto in mente il cineforum, da ragazzo. Quei tremendi film di Bergman in bianco e nero: una palla mostruosa, mai capito niente. Mi è rimasta la scena del povero von Sydow che gioca a scacchi nei panni della morte, e poco altro...

Dalle Alpi alle piramidi

Sono andato a vedere Brignano a teatro. Bravissimo, anche se tra televisione, Zelig e Youtube, ormai conosco a memoria quasi tutto il suo repertorio. Alla fine, è stato chiesto a gran voce dal pubblico, come bis, il pezzo sui dialetti.


Ormai un classico, anche se ha illustri precedenti con Dario Fo, che faceva una carrellata di lingue, più che di dialetti, e con Proietti. In tutti questi pezzi, che chiamare gag è estremamente riduttivo, con un colpo di genio viene colta l'essenza fonetica di un dialetto o di una lingua, alla quale corrisponde l'impronta caratteriale di un popolo.
Le parole non sono e non devono essere comprensibili, le frasi non hanno alcun significato, eppure il messaggio è straordinariamente chiaro.
Contribuisce certamente la mimica, il linguaggio del corpo, il tono, ma quello che viene evidenziato con incredibile sintesi, è il ritmo cadenzato, il variare in ampiezza delle vocali, le consonanti più o meno strascicate, tutto quello, insomma, che fa riconoscere immediatamente la provenienza di chi ci sta di fronte.
Perfino chi non conosce quel particolare dialetto, capisce cosa l'attore voglia dire, anche se in realtà non dice nulla...
Si ritorna un po' bambini, quando il suono inizia a poco a poco a prendere forma, a diventare oggetto.
E come dei bambini abbiamo chiesto a gran voce proprio questo pezzo sui dialetti, sebbene la gran parte di noi, ne sono sicuro, l'avesse già sentito più volte. E' come da piccoli, che chiedevamo alla mamma, o al papà, di raccontarci una storia per addormentarci, e sceglievamo sempre quella, la nostra preferita.
Perchè proprio il pezzo sui dialetti ? E perchè riscuote tanto successo sia al Nord che al Centro che al Sud ?
Perchè, e non è vuota retorica, siamo tutti Italiani, e amiamo questo nostro paese, fatto di mille diversità. Ognuno conosce i difetti dell'altro, ma come fra amici di vecchia data, ci si scherza sopra senza paura di essere fraintesi, senza timore di ferire.
Poi lo spettacolo finisce, gli applausi scroscianti si fanno a poco a poco più radi, ci si alza in piedi, infilando il giaccone. Il momento magico è ormai passato, ci siamo già richiusi in noi stessi. Il vicino, che prima rideva a squarciagola, ci guarda un po' imbarazzato.
Una folla di guelfi e ghibellini lascia mestamente, in fila silenziosa, il teatro.

E ad un tratto il ricordo m'è apparso

Una delle pagine più alte della letteratura mondiale.
Marcel Proust, " Alla ricerca del tempo perduto " . Combray.
Sembra quasi di assistere in prima persona ad una scoperta scientifica, di osservare da vicino il colloquio fra Freud ed una sua paziente, di guardare attraverso il microscopio di Sabin, di essere sul bordo della torre di Pisa, mentre Galileo lascia cadere un sasso.
Le profondità dell'animo vengono sondate da una luce purissima, netta, affilata. Strati di coscienza sempre più antichi vengono dipanati come gomitoli incantati.
Il corsivo, nella frase che ho ripreso come titolo del post, è mio.

Paranormal activity

Scaricato e visto. Non svelo il finale (debole). Buona la tensione, anche se lo stratagemma della macchina da presa in soggettiva non è nuovo (Rec etc.) e sta prendendo sempre più piede .
Originale invece il dettaglio tecnico che lo spettatore veda in basso a destra quanto tempo passa, e così , scrutando quei numeri che scorrono veloci, diventa emozionante constatare che, per esempio, la protagonista ad un certo punto rimane a fissare in piedi, vicino al letto, il compagno per due ore senza muoversi. Ma per coglierlo occorre essere degli osservatori...

Darwin e l'entropia

Sono un darwinista, e considero la teoria della selezione naturale, una delle maggiori conquiste dell'umanità. Mi piace la statistica, le probabilità, e mi ha sempre affascinato l'entropia. Metteteci dentro recenti letture su Dembski ed il creazionismo, shakerate a dovere, ed avrete un cocktail spero gradevole : questo post.

Infiniti

LINK Qui potete leggere, per intero, il racconto di Borges : " La Biblioteca di Babele " . Non è lungo, ma in compenso è incredibile, angosciante, inestricabile.
Lascia una strana impressione, questa biblioteca, come un senso di nausea : tutto è stato GIA' scritto, la verità e l'inutilità assoluta, la scienza ed il caso.
Il lettore cerca di immaginarsi, invano, l'estensione tridimensionale di questa biblioteca, aggirandosi claustrofobicamente per corridoi senza fine. Come un topo kafkiano , vaga in questo labirinto di scaffali, di ringhiere, di polvere, di pazzia.
Stanze esagonali, cinque vasti scaffali, pieni di libri, per ciascuno dei cinque lati, per un totale di 25 scaffali; il sesto lato è un corridoio che collega la stanza ad altre, identiche.
Il numero di pagine di ciascun libro è fisso, 410, e così le righe, 40, il numero di caratteri per riga, 40, ed il numero di simboli ortografici impiegati , 25 , costituiti da 22 lettere, il punto, la virgola e lo spazio.
Questi libri sono stati scritti (da chi ? ) a caso, forse dalla scimmia instancabile capace di ri-scrivere le opere intere di William Shakespeare...
Sebbene queste " limitazioni " rendano il numero di libri " scrivibili " in teoria, finito, la vertigine che si prova, leggendo il racconto di Borges, è proprio il contatto diretto, materiale, palpabile, con l'infinito.
Infinito forse perchè, come dice Borges, riprendendo il concetto dell'eterno ritorno nietzschiano :

« Io m’arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine. »


E' come sporgersi da quelle basse ringhiere e fissare con orrore il vuoto, come guardarsi ad uno specchio avendo dietro un altro specchio.

«Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro.» (Nietsche)

Ogni volta che l'intelletto umano si accosta, speculativamente, al concetto di infinito, la mente vacilla, la ragione si rifiuta di proseguire oltre.
Cantor, numeri transfiniti, cardinalità, ipotesi del continuo, infinito assoluto...

"[...] e'l naufragar m'è dolce, in questo mare "

Il granello di sabbia


Un viaggio dalla Terra ai confini dell'universo osservabile. Sebbene le ultime immagini ricordino in modo impressionante lo stupendo " 2001 : Odissea nello spazio" di Kubrick, questo non è un film ! E' una ricostruzione, del Museo Americano di Storia Naturale (AMNH), ottenuta con dati reali, ovviamente quelli di cui disponiamo oggi...
Dal " contachilometri " in basso, che misura le distanze in unità luce, si deduce che stiamo viaggiando ad una velocità di molto superiore a quella della luce; altrimenti andando solo a 300.000 km/sec , dovremmo impiegare una quindicina di miliardi di anni per arrivare al " bordo dell'universo ".
Sono arrivato a questo filmato, non so più come, tramite questo blog " Varianza Cosmica ", mica bruscolini. Gli autori sono tutti fisici o astrofisici. Il commento finale al filmato, di Daniel Holz, che, tanto per gradire, lavora a Los Alamos, è :
" [...] But, still, in the grand scheme of things, we’re a grain of sand in a vast and beautiful ocean. We’re totally irrelevant. I find this to be oddly reassuring and calming " .
Certamente, ma al di là del senso di vuoto, e di tranquillo stupore, nel vedere questo "granello di sabbia " perdersi nel disegno generale, quasi dimenticato da Dio, quello che più mi ha colpito, " going home ", ritornando a casa, è l'unicità, la preziosità, la bellezza di questa nostra piccola Terra. Non so quante altre ce ne siano, in giro, (vedi il post sull'equazione di Drake ed il paradosso di Fermi QUI), ma più che irrilevante, la nostra amata (ed odiata) Terra, è piuttosto una rara perla, una sfida impossibile alla teoria delle probabilità, un coagulo di bassissima entropia, di eccezionale ordine, un dono di Dio...
Quando giungiamo all'orizzonte cosmico dello spazio e del tempo, in un universo giovanissimo, dopo il bagliore residuo del Big Bang, finalmente viriamo, e torniamo indietro, " back to our home ".
Vaghiamo al buio, un buio ostile, sconosciuto, illuminato da strane luci, finchè, dopo un po' , riconosciamo la Via Lattea . Il senso di apprensione finalmente si scioglie quando, fra migliaia di stelle, inquadriamo il Sole; e poco dopo, le familiari orbite dei pianeti. Puntiamo il terzo, si... proprio quello... è lei, è la Terra... è bellissima !

Zombi

" E vennero su dall'Erebo le anime dei morti:
giovani spose e fanciulli vecchi che molto soffrirono,
e tenere vergini provate dal dolore precoce,
e schiere d'uomini trafitti da aste di bronzo,
morti sul campo, con le armi rosse di sangue;
a torme s'affollavano intorno alla fossa,
chi di qua, chi di là, con urla sovrumane;
ed io fui preso da pallida paura. "

La terra dei morti (XI, vv . 37-44) (Odissea, trad. Quasimodo)

Superba la traduzione di Quasimodo. Questo brano è di un'intensità eccezionale, ha una plasticità, una potenza evocativa unica. C'è il dramma, l'attesa, la suspense di un grande film dell'orrore. " E vennero su dall'Erebo "... queste anime che salgono piano piano, a migliaia, come zombi in un film di Romero: i movimenti lenti, inquietanti.
E' il numero che genera il terrore: l'affollarsi ad una ad una, e d'improvviso già sono una moltitudine; come gli uccelli del film di Hitchcock.
Sono anime sofferenti, che mantengono la loro umanità, anche se la natura ultraterrena viene improvvisamente svelata da quelle urla " sovrumane ", che fanno letteralmente sbiancare il lettore, oltre al narratore.