Una rosa di galassie


Immagine recentissima colta dal telescopio spaziale Hubble... una " rosa di galassie "... meravigliosa !
Seguo spesso, la sera, prima di vedere qualche film, i programmi di Sky sullo spazio. Molte cose le sento ripetere, ma ogni volta la sensazione di meraviglia è genuina. Rimango letteralmente esterrefatto cercando di immaginare l'immensità, la complessità e la bellezza dell'Universo. E lo stupore si accompagna ad una sensazione di vuoto : " che enorme spreco di energia ".
Un Dio avrebbe fatto tutto questo per cosa ? Per chi ? Per noi minuscoli esseri lillipuziani scaraventati alla periferia di una fra miliardi di galassie, ognuna con miliardi di stelle ?
E se un Dio non esiste, che senso ha questo immane cosmo ? Un figlio del caso ?
Seguo anche, con estremo interesse, i programmi sulla storia della Terra, sulle ere geologiche, sulla nascita della vita. Un pianeta, il nostro, che è stato per gran parte della sua storia assolutamente inospitale, per noi. Non saremmo potuti sopravvivere in un pianeta che assomigliava a volte a Marte, altre a Venere, in cui si passava da temperature rigidissime, pensate alla "palla di neve", a vulcani sparsi ovunque, con un'atmosfera in cui l'ossigeno era praticamente inesistente...
Il 99% delle specie che si sono avvicendate, con alterna fortuna, in questa amata Terra... sono scomparse, si sono estinte. La terra è esistita miliardi di anni prima che arrivassimo... ed esisterà altrettanto senza di noi...
Siamo di passaggio, ma non riferito ad ogni singolo essere umano, ma all'intera nostra specie. Altri subentreranno, forse le formiche, quando noi non ci saremo più. Colonizzare altri pianeti ? Forse, ma sarà comunque un rimandare la fine.
L'Universo, immenso, prima dell'uomo, ed un universo altrettanto, se non addiruttura più "esteso", dopo l'uomo. Civiltà aliene ? Forse Dio ha stipulato un patto con altri Mosè , di altri mondi.
L'idea di Dio, ed il suo disegno ultimo, a noi incomprensibile, è l'unica che possa riempire questo vuoto siderale, e dare una vita a questa " rosa di galassie "...

Quella magica stone

Ultima partita del girone di qualificazione dei mondiali di curling a Garmisch nel 1982. Di fronte Italia e Svizzera. La squadra svizzera che stiamo affrontando, capitanata dallo skip Jurg Tanner , è campione del mondo in carica, avendo vinto il titolo l'anno prima ai mondiali di Moncton.
Quel giorno vincemmo per 6 a 5, e con quella vittoria arrivammo secondi a pari merito nella classifica generale (!) , per perdere poi il decisivo spareggio per entrare in semifinale.
Quella nella foto è la mia ultima stone. La partita ebbe un andamento incredibile, ecco la dettagliata cronistoria. Gli Svizzeri vincono la moneta, prima mano, nulla. Seconda mano tre punti per la Svizzera: si mette malissimo.

Quella volta che battemmo Hackner



Al Hackner, the "Iceman", l'uomo di ghiaccio: una leggenda. Nato il mio stesso anno, 1954, ha vinto due campionati canadesi di curling, la mitica Brier, nel 1982 e nel 1985, e negli stessi anni, come rappresentante della nazionale canadese, vinse due campionati del mondo: a Garmish (Germania) e a Glasgow (Scozia).
Famosa la sua doppia bocciata con la quale vinse la Brier nel 1985 e che vedete nel filmato.
In entrambi i mondiali c'ero anch'io; a Garmisch vincemmo noi 5-4, a Glasgow i canadesi 7-4. La vittoria per 5-4 è una delle partite memorabili di uno dei più bei mondiali disputati dalla nazionale italiana, e che ci valse il quinto posto finale.

Orizzonte


L'orizzonte... quella linea che divide il cielo dalla terra, o dal mare; quella linea oltre la quale il nostro sguardo non può spingersi, e che racchiude i confini del nostro mondo. Quella linea oltre la quale solo il nostro spirito può portarci...

"... e quella siepe, che da tanta parte de l'ultimo orizzonte il guardo esclude"

Già gli antichi, osservando che di una nave che viene verso di noi, si inizia a vedere dapprima la parte più alta, gli alberi, e poi lo scafo, intuirono che la Terra non fosse piatta, e si può dire che lo spirito dell'uomo ha sempre anelato a superare l'orizzonte.
Ma quanto è distante l'orizzonte ? Si può calcolarlo facilmente, dipende dall'altezza del punto d'osservazione, oltre che dalla rifrazione della luce e dalla limpidità dell'atmosfera.
La formula per calcolare il raggio è semplice : D=3,57x√h dove D è la distanza in Km dell'orizzonte e h è l'altezza sul l.m. espressa in metri.
Da un aereo a 10.000 metri di quota, il raggio d'osservazione, l'orizzonte cioè, è alla bellezza di 357 km. Un uomo alto due metri vedi fino a 5 km di distanza.
Ovviamente si può invertire il discorso, una nuvola che si trovi a 10.000 metri di quota, può essere vista da 357 km, e ciò vuol dire che se si trova all'estremo limite, quella nuvola può essere vista, contemporaneamente, da due persone distanti 714 km !
Non solo il sole e la luna possono quindi essere visti da due innamorati distanti...
Un'altra considerazione, da 10.000 metri di quota l'area visibile, il cerchio, è di 400.190 km2, superiore alla superficie dell'Italia !

Walking in NY



Ogni tanto ci si imbatte, senza volerlo, in filmati più o meno recenti. Qui siamo a New York, durante la vacanza del 2009. Già dalla prima immagine, quella del Truck che ricorda il film " Duel " , e dalla marea di taxi gialli, un'emozione profonda mi colpisce alla bocca dello stomaco : NY !!!
Il rumore così caratteristico del traffico: un misto di motori, clacson e campanelli di biciclette, è unico; e quell'effetto di eco che fa, rimbalzando più volte fra i grattacieli, che lo ovattano e lo rendono un brusio di fondo stabile, costante, ubiquitario.
Mancano solo gli odori così caratteristici, hot-dog e patatine fritte soprattutto, ma anche pesce e verdura, dipende se si percorra un'elegante avenue, o se si svolti a 90° in una maleodorante street.
Città irripetibile, dove in un attimo si passa dal lusso più sfrenato a case popolari, in mattoni, con le scale di emergenza a zig-zag come si vede nei film, e con i serbatoi per l'acqua sui tetti.
E poi la folla, quella marea umana, incessante, inarrestabile, polifonica, in cui tutte le lingue del mondo si mescolano, e tutte le razze, ed ogni condizione sociale.
Fa girare la testa... e quei marciapiedi larghissimi, ed i negozi sfavillanti, con quelle vetrine che sembrano delle calamite.
A proposito di shopping, nel filmato seguo docilmente moglie e figlia, che prese da un raptus compulsivo, camminano come in una favola di specchi e luci. Negozi prestigiosi, la famosa scala bianca nell'emporio Armani... mai mi sono sentito così escluso, come in un'altra dimensione, a cercare di capire cosa possano provare una donna ed una ragazza a passeggiare per la Fifth Avenue...

Eco dall'infinito

Spesso la sera seguo, alla televisione, puntate scientifiche sull'universo, tra cui la serie curata dal grande Hawking. Mi affascina come l'incredibilmente piccolo e l'incredibilmante grande parlino la stessa lingua, e siano molto più vicino fra di loro che a noi...
L'origine dell'universo, la sua mostruosa grandezza, e bellezza, e le teorie della fisica subatomica, così al di fuori della nostra quieta e quotidiana concezione del mondo.
Numeri che fanno venire le vertigini : duecento miliardi di galassie, ognuna con circa duecento miliardi di stelle. Quattordici miliardi di anni luce... il mio orecchio percepisce i suoni, li traduce in parole e credo di capirne il significato, ma appena ci rifletto un po' su, comprendo solo una cosa : è il senso che mi sfugge.
Sono le proporzioni, le misure, così al di là della mia mente.... "io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura".

Quante volte lo fai ?

Come appendice al mio post sulla statistica QUI , ecco una barzelletta che mi è sempre piaciuta, forse perchè la tematica mi è " congeniale "... hihi

Statistica

E' indetta una grande conferenza tra sessuologi. Ad un certo punto, dopo che hanno parlato in molti, si alza l'ultimo sessuologo e dice:
- Io mi sono specializzato in statistiche. Con il nostro lavoro abbiamo potuto dividere gli italiani secondo il numero di volte che fanno l'amore. Come conferma di questi dati si alzeranno in piedi quelli nella sala che appartengono ai gruppi che descrivero'.
Allora: il 38% degli Italiani fanno l'amore almeno due volte alla settimana. Provate ad alzarvi! Molti si alzano, e tutti i presenti si stupiscono di come effettivamente all'incirca il 38% dei presentii in sala si siano alzati.
- Poi, il 33% degli Italiani fanno l'amore almeno due volte al mese. E di nuovo si alza circa il 33% delle persone presenti in sala.
- Il 23% degli Italiani fa l'amore almeno una volta ogni 3 mesi. Si alza il 23% dei presenti. Quelli che si sono alzati si guardano con aria triste ed un po' rammaricata.
- Il 5.8% degli Italiani fa l'amore almeno una volta ogni 6 mesi! Timidamente, molto vergognosamente, si alza un piccolo gruppettino di persone, che si guarda con aria molto avvilita.
- Infine, c'e' un piccolo 0.2% che fa l'amore solo una volta all'anno!!
Improvvisamente, tutto contento, si alza uno in fondo alla platea e grida:
- Sono ioooo!! Sono iooo!!!
Tutti lo guardano esterrefatti.
- Guardatemi!!! Sono qui!! Evviva!!! Sono iooo!!
A questo punto il vicino timidamente gli chiede:
- Scusi, ma fa l'amore una sola volta all'anno, come fa ad essere cosi' contento?
- PERCHE' E' STASEERAAAA!!!

Salustri


Musica, testo, immagini... non so, so che mi sono commosso. Forse il finale... che riporto :

" Esistono solo due attimi infinitesimali, in cui io come tutti gli uomini, posso osare di dire che la montagna è stata davvero mia.
Il mio primo gemito, quando schiudendo gli occhi, l’ho vista per la prima volta, ed ora, che sento le membra stanche e pronte al riposo.
Lo sai cos’è il Salustri, è una parola friulana intraducibile; è l’attimo tra la vita e la morte. Un attimo in cui la luce si fonde con le tenebre, dove all’unisono alba e tramonto ti accompagnano. E’ un attimo irripetibile, con cui potrai rispondere a chi ti chiederà “Di chi è la montagna ?  ".

In rete ho trovato questa definizione del poeta Pierluigi Cappello :

“ Salustri è una pausa celeste fatta di lucentezza, è uno squarcio d’azzurro… c’è stata grandine prima e ci sarà grandine dopo, è quel tra, è quello squarcio di azzurro tra due temporali, o anche nel mezzo di un temporale che salustri riempie e scatena tutta la sua potenza. Allo stesso tempo, in friulano, salustri è quello sprazzo di lucidità che un uomo ha un attimo prima di morire. Tradurre salustri in italiano sarebbe come ripulirla dal tempo accumulato, come estirpare una radice e non voler accettare tutte le forme residuali che porta con se, spogliarla dal suo giacimento. Salustri è l’esempio di questa linea senza soluzione di continuità tra la biologia e la metereologia. L’italiano non ha questa possibilità espressiva “ .

Il tunnel oltre il quale intravediamo la luce ? Quell'istante in cui il nostro occhio sta per diventare vitreo e ci passa davanti tutta la vita ? L'anima che abbandona il corpo ?

Curling amarcord

Ho giocato a curling una ventina d'anni, dal 1971 al 1992, cioè dai 17 ai 38 anni : il pieno della vita. Tutti anni in cui abitavo a Cortina d'Ampezzo.
La mia vita si può dividere grosso modo in quattro parti, per adesso : l'infanzia, i primi sei anni, passati a Caracas, e dei quali ho pochissimi ricordi. La giovinezza, fino al primo liceo scientifico, vissuta a Roma. La fase adulta pre-matrimoniale, trascorsa appunto a Cortina (con periodi a Padova per l' università), e dal 1992 matrimonio, nascita di Silvia, e trasferimento definitivo a Padova.
Dal primo torneo disputato assieme a mio padre nel dicembre 1971 col mitico Curling Club '66, coppa S. Ambrogio (vinta !), all'ultimo campionato italiano disputato e vinto nel 1992 , ne sono passate di stone... a migliaia !

Cecile de France


L'ho vista nel film Hereafter. Mi aspettavo qualcosa di più dal film, ma non mi aspettavo certo lei !
La bocca attirava il mio sguardo, come una calamita. Le labbra mobili e leggere, il sorriso che ti sorprende all'improvviso, con quegli incisivi leggermente distanziati... lievissime imperfezioni che rendono l'insieme perfetto !
Quelle donne dal fascino ipnotico, che non riesci ad essere spontaneo, rilassato, in loro presenza. Anche in mezzo alla folla, sembrano lampeggiare come un segnale stradale arancione, e finchè non spariscono all'orizzonte, il tuo mondo non riprenderà mai il normale corso degli eventi.
Poi la quiete, e non sai se è stato un tornado, o un sogno.

Dissacrare

Su Facebook vanno molto di moda le citazioni dotte. Pensieri, aforismi, motti di spirito di persone famose, filosofi, scienziati, poeti. Come non essere d'accordo con la stragrande maggioranza di queste perle di saggezza ? Eccone una :

"Ciò che non mi distrugge
mi rende più forte ".

Nietzsche, uno dei miei preferiti. Catarsi, toccare il fondo per poi risalire. Mi viene in mente un detto popolare: che la febbre fa aumentare la statura, ma poi ecco, per misteriose vie, giunge all'orecchio interno la frase gemella, perfetta nella sua compiutezza, solo un po' più rustica...

"Chel che no strossa ingrassa".

E' un proverbio veneto : quello che non strozza ingrassa.
Il senso è lo stesso, reso in maniera ancora più efficace, nella sua drammaticità, dal contrapporsi di un pericolo mortale, che strozza, ed il suo opposto... che fa ingrassare.
Scommetto che fra qualche anno, delle due, vi rimarrà in mente il proverbio, mentre avrete dei dubbi sui verbi ed aggettivi usati dal grande filosofo tedesco.
E rimanendo in tema di associazioni di idee dissacranti, vi racconto un episodio. Molti di voi riconoscono immediatamente il sommo poeta, in queste parole immortali :

" Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona ".

Un giorno ero al bar dello stadio, a Cortina. C'era un torneo di curling, ed eravamo in attesa dell'inizio delle partite. Gli sbuffi di vapore della macchina da caffè, l'odore delle brioche,  il vocio disordinato. Ad un certo punto Mayer, un simpaticissimo ebreo veneziano, basso, sulla quarantina, occhialetti e baffi neri, quasi calvo, alza le braccia, e con voce stentorea inizia a declamare :

" Amor, ch'a nullo amato amar perdona "... e lascia una breve pausa, per concentrare ancora di più l'attenzione su di lui... " Stanotte a mezzanotte me casso in mona ! ". Risata generale... da allora non posso più sentire l'inizio della famosa terzina, senza che mi venga in mente, automaticamente, la "chiusura" in stretto dialetto veneziano.

Commessi gentili

I commessi di Media World... ve li raccomando ! Chiedo " scusi avete lo Smartphone htc modello Gratia ?"... uno fa una smorfia come un babbuino posto di fronte ad un equazione di terzo grado, abbassa gli angoli della bocca e squotendo la testa allibito mi guarda con occhi vuoti, quasi gli avessi chiesto se ha un elefante blu a righe gialle.
Un po' indispettito guardo la vetrinetta proprio sotto il suo naso e lo vedo ! Gli faccio battendo col dito sul vetro " E questo qui come lo chiama lei ? "... " Stia calmo " mi fa (il colmo !) ... " Sono calmissimo (non è vero... gli fracasserei la testa con la famosa mazza da baseball di Michael Douglas nel film "Un giorno di ordinaria follia" ), cambi mestiere, vada a vendere patate".
Un altro in una sede diversa sempre della stessa catena... " Guardi in quella vetrina, se c'è "... della serie se c'è c'è, se non c'è vuol dire che non c'è... sono bravi tutti a vendere così, il fatto è che sanno solo battere lo scontrino... forse !

Statistica

Mi è sempre piaciuta moltissimo: l'arte (!) del possibile che non raggiunge mai la certezza. Il giocatore sudaticcio di dostoevskiana memoria, che alla roulette raddoppia la posta, insistendo sullo stesso colore, ogni volta che perde. Le centinaia di migliaia di giocatori che si affannano a puntare sui numeri ritardatari al lotto, e che non accettano il controintuitivo ragionamento che ogni numero ha la stessa probabilità di uscire, ogni volta. Ma chi resisterebbe a puntare sul nero dopo che il rosso esce sei-sette volte di seguito ?
La bellezza armoniosa della curva di Gauss... dare un "peso" ad un a distribuzione, quantificare la probabilità che questo risultato sia venuto così, e di riflesso induttivamente affrontare l'eterno enigma del caso ed il suo opposto: la causa. Casualità o causalità ?
La statistica trova applicazione in tutte le scienze, fino a sfiorare il nocciolo dell'esistenza : la meccanica quantistica ed il dualismo della luce : onda o materia. " Pensare " in modo statistico, dal Gatto di Schroedinger ad altri apparenti paradossi. Einstein spesso si oppose : " La luna esiste anche quando non la guardiamo "... ma senza accorgercene stiamo scendendo nei meandri dell'infinitamente piccolo, che spesso sfida la logica.
Poi tutto il castello crolla... hehe

Gatti

Mi piacciono di più i cani, ma questi gatti sono fortissimi. Inutile dire che le loro "frasi" rispecchiano il mio carattere... hehe

"Ce la posso fare, ce la posso fare, ce la posso fare, no, niente".


" Oggi non faccio niente perchè ieri non ho fatto niente ma non avevo finito "



" Aò co sto tempo me sento a tera, gna faccio "

Ettore e Andromaca

Ettore e Andromaca (VI versi 482-486...494-496)

Detto così, rimise in braccio alla moglie
suo figlio; quella lo prese sul petto odoroso
insieme ridendo e piangendo; ne ebbe pietà il marito a vederla,
la sfiorò con la mano, articolò la voce e disse:
"Mia cara, non affliggerti troppo in cuor tuo;..........

Detto così, Ettore splendido riprese il suo elmo
a coda di cavallo; se ne andò a casa la sposa
voltandosi spesso all'indietro, piangendo lacrime amare.

Solo qualche fermo immagine, per apprezzare come 2700 anni fa l'uomo era identico ad oggi, con le sue debolezze, speranze, paure, colte con impareggiabile maestria dal pennello di Omero. Se Beethoven componeva le sue ultime opere quasi sordo, Omero, cieco, aveva un mondo infinito di colori nella mente, un'inesauribile poesia, mai più uguagliata.

"articolò la voce" ... dall'emozione Ettore si schiarisce la gola, le parole vengono fuori a fatica.

" insieme ridendo e piangendo" ... com'è vera quest'immagine, noi tutti abbiamo provato questi stati d'animo contrapposti. La madre qui abbraccia il figlio piena di gioia e nello stesso tempo come moglie teme per la vita dello sposo. 

" voltandosi spesso all'indietro " ... quando non riusciamo a distaccarci da una persona cara indugiamo, indecisi. Pensate ad un'ultimo saluto alla stazione ferroviaria o all'aeroporto.


Ettore e Andromaca (De chirico)

Matematica dell'amore

Ecco l'amore perfetto... quello che tutti sognano e raramente trovano. Un amore che cresce col tempo, costantemente, senza pause, senza cedimenti. Una Retta è la sua rappresentazione matematico/geometrica. Una retta con inclinazione positiva, perchè ce ne sono di parallele all'asse del tempo e di quelle che vanno in giù...


Questa figura  invece caratterizza spesso le relazioni umane: dall'amicizia, o meglio dalla conoscenza, alla passione fugace. La Parabola ! Si arriva ad un punto massimo, e poi inesorabilmente si ricade... a zero (indifferenza), o anche sotto zero (odio). L'origine può essere stata da un'antipatia (Y<0) che si è tramutata in interesse, o da uno stato indifferente (Y=0), o c'era un'immediata simpatia a prima vista (Y>0).



L'ultima figura potrebbe essere l'immagine del matrimonio... da una passione travolgente si arriva ad uno stato di equilibrio stabile: è l'Iperbole ! Magari possiamo assestare la curva ad un livello finale un tantino più alto...

La terra dei morti


La terra dei morti (XI, vv . 37-44) (Odissea, trad. Quasimodo)

E vennero su dall'Erebo le anime dei morti:
giovani spose e fanciulli vecchi che molto soffrirono,
e tenere vergini provate dal dolore precoce,
e schiere d'uomini trafitti da aste di bronzo,
morti sul campo, con le armi rosse di sangue;
a torme s'affollavano intorno alla fossa,
chi di qua, chi di là, con urla sovrumane;
ed io fui preso da pallida paura.

Immagini di una potenza terrificante; sembra di assistere ad un film di Romero, con una folla di zombie che avanza implacabile. Vengono avanti sfiorando il suolo, leggeri, sfumati, ed il loro numero sterminato, le urla.
Tutti sotto un unico denominatore : la morte, che toglie loro ogni residuo d'umanità e li accomuna nel dramma. 
In quel " E vennero su dall'Erebo " c'è il genio di Quasimodo, con la sua traduzione aderente al testo e che sa cogliere lo spirito del più grande di tutti : Omero.

Le affinità elettive

Esistono eccome... per la buona pace di Goethe. Non sono un appassionato di musica, nel senso che la ascolto raramente e conosco poco gli autori, sia di classica che di moderna.
Ma mi piace... è che la mia pigrizia mi impedisce di usare I-Pod, registratori (si usano ancora ?), andare a cercare cassette, anzi CD... insomma avete capito !
Mi capita di sentire delle bellissime colonne sonore di film, o di sentire brani che rimangono nella memoria, come un fiume che scorre nel sottosuolo.
Le due canzoni di Vangelis che vi propongo le conoscevo da tanto, ma non sapevo chi fosse l'autore. Poi finalmente l'ho scoperto, e sentendo molti brani di Vangelis si potrebbe dire che esistono le "affinità elettive"... nel senso di due persone che sentono la stessa cosa : risonanze al suono di un diapason.

" Chariots of fire " dal film " Momenti di gloria "


Ed ecco la colonna sonora del film film " 1492 la conquista del paradiso"


E' una musica che mi fa pensare ad una moltitudine di uomini intenti ad un unico scopo. Un canto della libertà in un Gulag, o ad Auschwitz...
Ecco una mia poesia risalente addirittura al 1975 ! Si potrebbe accompagnare bene alla musica

Schiavi

Una strada bianca, polverosa,
uomini che camminano,
un canto lento, dolce, si alza nell'aria
portando il pianto di terre
perdute.
Una frustata nervosa e quel
canto si spegne,
ma i piedi cercano in silenzio
orme amiche.

Aggiungo altri due brani, sempre di stile "epico " e che si assomigliano molto, tratti dal film "Alexander" : " Titans " e " Across the Mountains "





La produzione di Vangelis è sterminata, e comprende musiche di timbro diversissimo, ma ad ascoltare bene si sente la sua " impronta sulla sabbia "...

Il Cristo di Dalì


Cristo di San Giovanni della Croce (1951)

A voi vengono le parole ? Una vertigine nella profondità dello spazio. Quella prospettiva, quel punto di vista unico, non potrete non ricordarlo, in seguito. Quella luce alla Caravaggio, quella plasticità... non ci sono chiodi... il corpo è miracolosamente appeso alla croce, folgorato da una luce divina.
Sulla terra una barca di pescatori, forse S. Pietro, e quelle nuvole, come un'aurora boreale attraverso la quale filtra la luce proveniente dall'alto. Dovete immaginare il tutto con questa musica... e le Sue ultime parole che rieccheggiano nello spazio nero :
" Signore perdonali perchè non sanno quello che fanno "




Crocifissione, corpo ipercubico (1954)

Un Cristo sospeso, sembra che la croce, formata da otto cubi, faccia fatica a trattenerlo. La tridimensionalità di tutta l'opera... la distanza fra le braccia e la loro ombra proiettata sulla croce. Le mani stringono dei chiodi di legno, con le dita aggrovigliate, unico segno di un dolore, di una sofferenza, assieme alla testa piegata di lato.
Gala ed il suo magnifico mantello, come Maddalena, assorta in contemplazione. La sua figura è saldamente appoggiata al pavimento e le pieghe del vestito, ed il suo peso sulla spalla, testimoniano la presenza della forza di gravità. E' come un'ancora che trattiene con un filo invisibile la gigantesca mongolfiera. Ci si aspetta che da un momento all'altro la croce salga... a dispetto di tutte le leggi della fisica.


Ascensione di Cristo (1958)

Anche qui quelle mani... si evidenzia ogni muscolo, ogni piega della pelle, ogni tendine delle dita. La tridimensionalità questa volta si esprime soprattutto in senso verticale, e anche qui si percepisce il movimento nello spazio: un'ascensore che porta in paradiso. Come nel primo dei tre quadri, lo spettatore è colto da un senso di vertigine, nel gioco delle prospettive contrapposte.  Il Cristo va verso un globo di luce gialla, quasi un alveare ricolmo di miele, verso la colomba che incarna lo Spirito Santo, versa Gala che piange.
I piedi fluttuano liberi, non c'è l'impronta del peso del corpo.

The old player

Da giovane ho giocato a curling a livello agonistico. Sapete no ? Quel buffo sport che si fa sul ghiaccio, simile alle bocce, con delle pietre davanti alle quali due giocatori scopano freneticamente per scaldare la superficie.
Visto che non c'era grossa concorrenza allora, e si giocava praticamente solo a Cortina, ho avuto la fortuna di vincere ben 14 titoli nazionali e di poter disputare moltissimi tornei all'estero, tra cui 13 campionati del mondo e 10 campionati europei. Ho perfino una pagina su Wikipedia  QUI . Eccomi in azione al mondiale 1986  a Toronto...



Contando che ho iniziato a giocare nel 1971 e ho smesso nel 1992 , potete immaginare quanti ricordi siano legati a questo sport. Ma oggi faccio solo un breve flash-back.
Quest'anno (2010) a Cortina si sono disputati i campionati mondiali. Ai miei tempi era un sogno proibito, noi giocavamo nello stesso magnifico stadio olimpico, ma all'aperto. Adesso è stato coperto, e devo dire che prima era più bello, anche se dal punto di vista del gioco, uno stadio coperto, e col ghiaccio preparato da specialisti canadesi, è il non plus ultra per questo sport.
Un mondiale a Cortina... non potevo mancare, all'inaugurazione almeno. Qualche giorno prima vado a vedere. La struttura è imponente, con le sue vetrate altissime. Entro da una porta laterale, quasi di soppiatto. C'era un'infinità di operai al lavoro. Odore di legno piallato, cavi elettrici sparsi dappertutto, una moquette sintetica verde che delimitava le piste, ed il ghiaccio... bello, con la superficie ricoperta di spesse gocce. Bianchissimo e con i cerchi perfetti, col logo dello sponsor un po' dappertutto.
La voce dello speaker che provava il microfono, quell'aria da grande avvenimento, quella febbrile attività che lo precede, e che, a dire il vero, quando ero giocatore non apprezzavo.
Arrivavamo infatti quando tutto era già pronto: la folla (soprattutto Canadesi, che seguono sempre in massa il mondiale) ci salutava applaudendo, odore di pop-corn, le immancabili cornamuse scozzesi, le forti luci dei riflettori...
Adesso avanzo di nascosto nella penombra, quando ecco che sento questa musica, una delle mie preferite... come faccio a spiegarvi ? Sembrava quasi che fosse un saluto, al vecchio giocatore che rientrava nell'arena...