L'undici

Ormai non riesco a leggere altro che aforismi... i libri mi sono venuti a noia, quasi tutti.
Forse sono i neuroni che non riescono a mantenere a lungo la concentrazione, fatto sta che l'età dei classici è ormai passata da un pezzo, la saggistica me la faccio artigianalmente, cliccando qua e là su Wikipedia, i libri di storia sono appunto storia...
Dopo quelli di Kafka di cui vi ho parlato alcuni post fa, mi sono fatto regalare dalla consorte, per Natale, un libricino dal titolo " Aforismi di Filosofia " : 120 paginette, scritte a caratteri grandi, perfetto !
La filosofia è uno dei miei interessi, assieme alla scienza in generale, alle meraviglie della matematica, alla poesia, e ultimamante anche alla teologia.
Non costa niente filosofare... e anche quando affronto argomenti di scienza (di fisica in particolare), mi diletto a rimanere in superficie *, come un bambino affascinato dai colori. Si potrebbe dire che sfoglio il libro del sapere guardando le figure !

Aforismi di Zürau

Zürau è un piccolo borgo della campagna boema, nei dintorni di Praga, dove Kafka soggiornò fra il settembre 1917 e l'aprile 1918.
" Il diradarsi della presenza umana che sperimenta in questa situazione, suscita in lui un sentimento di lieve euforia, facendogli apparire quel periodo di tregua come il migliore della sua vita " .

Li ho letti in fretta, e mi hanno dato l'impressione di una persona malata, e con qualche rotella fuori posto. Poi li ho riletti, con calma, e come succede con tutti gli scritti del genio praghese, nuovi universi paralleli appaiono, inattesi, dietro una cortina di nebbia.
Poliedriche interpretazioni, diversi piani di lettura, rebus crittografici indecifrabili. Domande che chiedono invano una risposta, risposte che precedono la domanda. Alienazione, l'orrore di una mosca di fronte al ragno, la logica che si spezza e si attorciglia su se stessa.
Vanno letti molte volte, a distanza di tempo, perchè le modificazioni che il tempo opera su di noi, si riflettono in questi magici specchi.

Qualche esempio...

"Da un certo punto in là non vi è più ritorno. Questo è il punto da raggiungere."

"Come un sentiero d'autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche."

"Tu puoi ritrarti dalle sofferenze del mondo, sei libero di farlo e corrisponde alla tua natura, ma forse proprio questo ritrarsi è l'unica sofferenza che potresti evitare."

"Un tale si meravigliava di quanto facilmente procedesse sulla via dell'eternità ; di fatto, stava sfrecciando in discesa."

"C’è una mèta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare."

"Egli è un cittadino libero e sicuro della terra, poiché è legato a una catena che è lunga quanto basta per dargli libero accesso a tutti gli spazi della terra, però è di una lunghezza tale per cui nulla può trascinarlo oltre i confini della terra. Ma al tempo stesso egli è anche un cittadino libero e sicuro del cielo, poiché è legato anche a una catena celeste, regolata in modo simile. Così, se vuole scendere sulla terra lo strozza il collare del cielo, se vuole salire in cielo quello della terra. E ciò nonostante egli ha tutte le possibilità e lo sente, anzi si rifiuta di ricondurre il tutto a un errore commesso all’inizio nell’incatenarlo."

Lo specchio

Ci avete mai fatto caso ? Se guardate un video girato da qualche vostro parente o amico in cui venite ripresi, si insinua una strana sensazione, un disagio inspiegabile : quello di osservare un estraneo !
Non sto parlando di sindromi psichiatriche, di depersonalizzazioni o sintomi schizofrenici, no, è tutto normalissimo e spiegabile.
Lo stesso succede, su scala minore, quando osservate una vostra foto: non vi riconoscete pienamente. Le donne, in particolare, sono delle eterne insoddisfatte, ed alcune vogliono essere riprese solo dal loro lato migliore. Già, ma qual'è ? E perchè esiste, se esiste, un lato migliore ?

Il paradosso e la scelta

Ciascuno di voi ricorda, immagino, i famosi paradossi di Zenone, e così tanti altri. Oggi mi piace analizzare quello di Monty Hall , anche se è più corretto definirlo problema o dilemma.
Ci sono tre porte, dietro ad una delle tre c'è un'automobile, dietro ciascuna delle altre due, una capra (!) Scegliamo una porta, la probabilità di vincere la sospirata auto è ovviamente di 1/3, cioè il 33.3 %. Il conduttore del gioco non ci rivela se abbiamo vinto o meno, apre un'altra porta e compare una capra. A questo punto ci chiede se vogliamo mantenere la nostra scelta, o se preferiamo optare per la terza porta rimasta. Voi cosa fareste ?
Ecco balenare il pensiero errato, che si presenta come " evidente " : una capra è stata eliminata, rimangono due porte, dietro una delle due c'è l'automobile, ho quindi il 50% di probabilità di vincere. Mantenere la scelta iniziale, cioè la porta scelta all'inizio, o cambiare con la rimanente terza porta, è la stessa cosa, visto che le probabilità sono del 50%. Quindi non cambio, oppure concludo che cambiare o non cambiare è indifferente.
Noneeee... se cambiate scelta, la probabilità di vincere sale a ben 2/3 ! Ci sono vari modi di spiegarlo, guardate la figura e seguite il ragionamento.


Continua, clicca sotto su "Ulteriori informazioni"

Un milione

Mi è venuto in mente mentre ripassavo chimica e le unità di misura, per mia figlia.
Riuscite a rappresentarvi mentalmente la cifra 1.000.000 ? E' un po' grandina... almeno per me. Per esempio, se pensate ad un millimetro, un milione di millimetri fa un chilometro. Solo che il millimetro è " visibile ", ma un chilometro un po' meno. Potete immaginare una passeggiata di un chilometro, nel senso che potete pensare a quanto essa duri : circa dodici minuti ad un buon passo di marcia (5 km/h), ma non credo che si riesca a rappresentare visivamente, chiaramente, un rettilineo lungo un chilometro.
Se salite in alto , mettiamo su un palazzo di cinque piani non distante dal mare, potete ammirare una striscia di spiaggia lunga vari chilometri, ma allora avrete perso di vista il millimetro !
Il segreto è passare ad un'altra dimensione, anzi in questo caso due, e le cose migliorano decisamente. Il centimetro cubo è un'unità familiare, dal lato leggermente minore del vostro pollice. Molti oggetti hanno le dimensioni di un centimetro cubo: una gomma da cancellare un po' consumata, un " grosso " dado, un ditale e così via.
Quanto fa 1.000.000 di centimetri cubi ? Semplice, un metro cubo ! Pensate, un metro cubo contiene la bellezza di 1.000.000 di centimetri cubi ! Non sembrerebbe ad occhio, vero ?

L'angelo custode

Melbourne, fermata della metropolitana. Una madre attende l'arrivo del treno; pigramente passeggia avanti e indietro lungo la banchina, spingendo una carrozzella. All'interno il figlioletto di sei mesi.
Correttamente si muove parallelamente alla direzione delle rotaie, ad una distanza di sicurezza. Poi decide di fermarsi, si allontana ancora un po', e gira la carozzella di 90 gradi, che viene a trovarsi ad un paio metri dai binari, questa volta in senso ortogonale.
Ed ecco quell'attimo di distrazione che potrebbe risultare fatale: la madre si aggiusta i pantaloni, il locomotore è ormai in vista, ed il suo sferragliare ne attira lo sguardo.
Prima camminando in senso parallelo ai binari, non si poteva valutare se esistessero delle pendenze, ma adesso la carrozzella è girata, ed una lieve pendenza purtroppo esiste...
In quell'attimo di sospensione spazio-temporale, come nei film dell'orrore, la carrozzella inizia a muoversi verso il binario. Lentamente, ma in un paio di secondi è già lontana qualche metro dalla madre.
Questa gira lo sguardo davanti a sè, e si coglie benissimo la pausa infinitesimale in cui l'immagine percepita dall'occhio viene trasferita alla corteccia occipitale, sede della vista.
L'orrore, la scarica adrenalinica improvvisa... la madre scatta, ma dalla spinta eccessiva la scarpa scivola, ed il primo passo non è propulsivo. Quasi cade, e quando si riprende, la carrozzella è ormai vicinissima al baratro.
Una corsa disperata in quei pochi metri , mentre la carrozzella precipita . Un attimo e sopraggiunge il locomotore.
La madre, in preda alla disperazione, sporge il braccio semiaccucciata, quasi a volerlo fermare; l'urto è forte, perchè dopo si tiene dolorosamnete l'arto stretto al corpo, mentre urla per il terrore, più che per il dolore.
La carrozzella è finita esattamente in mezzo ai binari, ed il treno le passa sopra. Viene semidistrutta, ma il bambino è praticamente illeso, solo qualche escoriazione.
Avete ancora qualche dubbio che l'angelo custode esista ?
Certo... anche lui si è distratto per un secondo, ma ha recuperato alla grande, e come in un biliardo, all'ultimo ha spinto ulteriormente la carrozzina, perchè cadesse fra le rotaie, invece di tentare inutilmente di arrestarla...

Eclisse

Eclisse... immaginate il terrore che deve aver provato l'uomo primitivo.
Il sole, questa antica certezza, a cui dobbiamo la vita, che improvvisamente cede il passo ad un misterioso corpo nero, che lo oscura. E' forse la volontà di un Dio ? Ne abbiamo attirato l'ira, funesto presagio di prossime calamità.
Anche oggi, nel 2009, sebbene con un clic su internet possiamo sapere tutto di questo astrale gioco a biliardo, osservando dal vero il fenomeno, il nostro sorrisetto saccente si stempera.
Guardandoci intorno, è la notte che è calata in pieno giorno, non tutto è sicuro, non più.
Lo stupore iniziale cede il passo ad una vaga inquietudine, ed il sole nero, lassù, con la sua sottile cornice di raggi, rinnova primordiali paure.
Quando alla fine la stella riprende il sopravvento, proviamo un breve dispiacere che la meraviglia sia finita; ma dura un attimo, mentre una sensazione di calda familiarità ci pervade.
Il sogno, l'incubo, l'enigma, è sparito, come un improvviso volo di corvi, o forse era uno scroscio di applausi liberatori.

Gingilli

Questo è l'USS Alaska SSBN 732 . E' un sottomarino lanciamissili balistici della classe Ohio.

  

Inceneritori e cancro

LINK Ecco i punti salienti dello studio: "Il recupero di energia da rifiuti: la pratica, le implicazioni ambientali e l'impatto sanitario" , presieduto da Veronesi, sull'argomento.

1) Lo studio inglese si basa sulla bellezza di 14 milioni di persone seguite per 13 anni !

2) La revisione giapponese del 2001 di TUTTA la letteratura scientifica fino a quel momento !

3) Le 3 grandi revisioni degli studi condotti nell'ultimo ventennio.

Tutto questo porta a risultati univoci e concordanti : risultati inconsistenti per rischio di cancro e di effetti sul sistema riproduttivo. Detto in altro modo, non esiste nessuna prova di una relazione tra emissioni degli inceneritori ed effetti negativi sulla salute.
Nel 2007 è stato reso pubblico il rapporto finale, secondo cui non esistono prove concrete dell'esistenza di un legame fra l'esposizione alle emissioni di inceneritori ed un aumento dello sviluppo di tumori.
Secondo gli autori del rapporto quindi, i dati della mortalità per ogni causa e per cancro, di morbilità per patologie delle vie respiratorie e di possibile incremento di effetti sulla riproduzione, sono del tutto inconsistenti e di conseguenza non provano l'esistenza di un qualsiasi nesso tra presenza di inceneritori di rifiuti solidi urbani e rischio per la salute delle popolazioni che risiedono nel raggio di ricaduta delle loro emissioni.
Chiaro il concetto ? Come per il riscaldamento globale, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...

Aula Morgagni

Era ad emiciclo, ripidissima, tutta in legno. Lo scricchiolare dei banchi, il brusio pigro ed annoiato che precede l'arrivo del professore.
Eccolo, una breve introduzione, poi la richiesta ad un suo collaboratore di mandare la prima diapositiva.
Le luci si spengono, decine di piccole lampadine portatili si accendono come candeline, come lucciole; e di fronte a te un diagramma, enigmatico, dai vivaci colori.
Il tuo cervello si estranea da tutto quello che lo circonda, ed una porta verso l'ignoto si apre di fronte a te: inizia la lezione !

P.S. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare dal post precedente, qualche lezione era veramente interessante... ;)

Imparare ad insegnare

Serie di post con argomenti come l'insegnamento, le esperienze universitarie, esami, professori e così via (persino le famigerate dispense). Tentativo insomma di rielaborare, e di superare lo shock provocato da anni di studio matto e disperatissimo ...

Mi sono sempre domandato : come mai non insegnano ad insegnare ? Che io sappia, a tutti i livelli vengono richieste qualifiche: tipo uno può insegnare matematica allo scientifico se è laureato, per esempio in Biologia, ma non se lo è in Medicina, dipendendo questo, dal "peso" relativo degli esami svolti in facoltà, in questo caso Matematica (I e II etc).
Criteri logici, ma che non sfiorano minimamente il problema. Basta essere bravi in Matematica per poterla insegnare ? A mio avviso assolutamente no !
Per saper insegnare, devi avere la capacità di " riportarti " indietro nel tempo, a quando quella cosa non la sapevi o non la capivi. Devi vedere le cose con gli occhi incerti, spaventati a volte, dello studente. Devi saperti porre di nuovo i suoi quesiti... e naturalmente scioglierli !
Saper spiegare una cosa, mica facile ! Che metodo scegliere? Che analogie? Che tipo di ragionamento? Che esempi ?
Essere un bravo sciatore, non vuol dire essere un bravo maestro di sci, e lo stesso vale in tutti gli sport. Ed in tutti gli sport vengono fatti dei corsi speciali, per poter diventare appunto " maestri " !
E gli insegnanti di scuola no ? Pazzesco !
Non parliamo a livello universitario. Per esempio, in Medicina... arriva il grande cattedrattico, il professore, il luminare. Che so, a Padova un Fiaschi, un Dal Palù, uno Scandellari, un Naccarato, un D'Amico, un Peracchia.
Hanno tutta la Medicina in testa, anzi il loro campo, ma che è vastissimo. Hanno conoscenze smisurate, esperienza pluriennale, hanno visto migliaia di pazienti. Lasciamo da parte meriti extra, non mettiamoci dentro sempre la politica (anche se c'è dentro sempre).
Oggi lezione sulla Cirrosi Epatica... e via, partono senza neanche guardare gli studenti. Eziologia, Patogenesi, Segni, Sintomi, Diagnosi, Casi Clinici (a volte). Sulla lavagna si succedono grafici, diapositive; con la bacchetta (o con la penna luminosa) evidenziano punti importanti.
In prima fila ci sono i soliti secchioni che ricopiano tutte le frasi del professore, senza neanche capirle. Riempiono quaderni interi ad ogni lezione. Altri hanno messo in moto il registratore e si guardano in giro, annoiati. La lezione va avanti così, immutabile da un corso all'altro, identica a se stessa. Quasi nessuna domanda, alla fine il professore, accese le luci, si gira e sparisce oltre la porta. Fine della lezione.
Puoi benissimo fare a meno di andarci; apri un buon trattato di Patologia Medica e trovi le stesse cose, anzi di più, perchè il tempo per la lezione era limitato. Le conoscenze su un singolo campo della Medicina, anzi su una singola patologia, sono ormai mostruosamente estese.
Ai miei tempi non c'era internet, oggi si potrebbero " tirare giù " tonnellate di dati.
Ma cosa resta di quella lezione ? Nulla ! Se avevi qualche dubbio, persiste inalterato. E sto parlando di un livello altamente " specialistico ", in cui la nozionistica è di fondamentale importanza, assieme ovviamente all'esperienza.
Se fossi io il professore (s'i' fossi foco arderei lo mondo) , inizierei la lezione con un : " Quando sospettate di essere di fronte ad un caso di cirrosi epatica ? " , " Perchè ? ", " Perchè si e perchè no ? ".
Prenderei il primo che mi capita, ovviamente in prima fila . " TU ! "
Abbonderei in diagnosi differenziale, cioè l'analisi delle varie patologie che potrebbero spiegare certi sintomi; seguirei, in pratica il ragionamento del medico, che non sa ancora se si tratti di cirrosi o no.
Sciogliendo i dubbi del malcapitato, che sono collegati uno all'altro, come un rosario, sarei sicuro di parlare a molti, perchè tutte le persone di buonsenso e che hanno voglia di studiare, hanno più o meno gli stessi punti interrogativi.
Ma questo dovrebbe essere fatto con metodo, dovrebbe appunto essere insegnato : insegnare ad insegnare !
Per non parlare del fatto che insegnare non vuol dire solo saper spiegare, bisogna trasmettere entusiasmo per la materia, anzi per il sapere in sè, vuol dire far acquisire una disciplina, un metodo (scientifico), insegnare è un milione di cose... non si finirebbe mai di imparare ad insegnare !

Parsec

Un Parsec (parallasse di un secondo d'arco) equivale a 3,26 anni luce. L'anno luce è la distanza che la luce percorre in un anno. Dato che la luce viaggia a quasi 300.000 km/sec, ne consegue che :
Anno luce = 9,461 * 10^15 m, cioè 9.461 miliardi di kilometri !
La luce ci mette circa 1,2 secondi per arrivare dalla luna a noi, e 8 minuti e 20 secondi per arrivare dal sole, quindi stiamo vedendo il sole di " otto minuti fa ".
Dopo 5,3 ore un raggio di luce partito dal sole è già arrivato a Plutone, e sta abbandonando per sempre il sistema solare.
Se punta su Proxima Centauri, la stella più vicina, ci mette la bellezza di 4,2 anni per raggiungerla !
La nostra galassia, la via Lattea, ha un diametro di 100.000 anni luce, ma il nostro raggio impiegherà sicuramente di meno per lasciarla, dato che noi ne siamo ai confini, " in periferia ", dei borgatari insomma.
La più vicina galassia di grandi dimensioni, è Andromeda; il viaggio intergalattico, tra galassie questa volta, durerà ... due milioni di anni.
Il quasar più vicino a noi, è a 3 MILIARDI di anni luce, ed è cosa buona e giusta, infatti un quasar con le sue brusche fiammate potrebbe incenerire la Terra da numerosi anni luce di distanza ! In un secondo emette tanta energia quanta viene emessa dal Sole in centomila anni. Ecco qui uno di questi mostruosi forni a microonde..


Universi pre-verbali

1) In principio era il Verbo

Figuratevi il neonato, che pensa, ma non possiede la parola. L’intelligenza non è mai stata così viva come nel primo anno di vita. In quel lasso di tempo il cervello può apprendere qualsiasi lingua, qualsiasi idioma, dal giapponese all’ugro-finnico, al bantù. Un bambino può imparare senza sforzo più di una lingua!
Il cervello è come una spugna, ma non passivo, lavora incessantemente per connettere, relazionare, apprendere, ed in questo è evidente la presenza di una “ funzione correlatrice ”, di categorie “ a priori ”, che precedono necessariamente ed anzi rendono possibile l’esperienza. Si può dire che non siamo mai stati così intelligenti come nei primi mesi-anni.

Le sinapsi fra le cellule nervose sono numerosissime, i circuiti potenziali quasi illimitati. Solo col tempo, con l’esperienza, certi percorsi si rafforzano; si scavano dei profondi solchi, come un sentiero che a forza di essere usato a poco a poco definisce il suo percorso. E pensando, crescendo, maturando, infinite vie e svolte vengono chiuse, e perse per sempre.
Com’è pensare senza esprimere il pensiero ? Un pensare muto, per immagini. Un mistero originario, eppure profondissimo. Pensare ma non possedere la parola ! Come si fa ? Com’è possibile ? Come posso “ avere un pensiero ” se questo non mi appare, non si esprime in costrutti semantici, in soggetto, predicato, verbo, complemento oggetto ?
Se esiste il pensiero al di fuori, e prima della parola, allora questa non è necessaria per caratterizzarlo, per coglierne l’essenza. Intelligenza pura, animale, che relaziona le cose e si relaziona rispetto ad esse spontaneamente, senza dubbi, senza richiesta di verità, di auto-certificazione.
Non riesco a figurarmi il pensiero sciolto dalla parola, il pensiero del neonato. Con la parola ho perso quello che c’era prima. Il linguaggio è uno hiatus fondamentale, e deve essere scaturito, necessariamente, per mettersi in contatto con altri individui. Il linguaggio, lapalissianamente, non sarebbe necessario ad una persona che vivesse su un’isola deserta. Come si è formato allora ? Per l’interazione di più (almeno due) soggetti pensanti. All’inizio qualche urlo... per comunicare minaccia o paura. Poi qualche fonema per indicare oggetti. Ecco, la parola per eccellenza che simbolizza l’oggetto. “ Mamma ”... la prima parola del bambino. C’è coscienza dell’altro e quindi di sè, sebbene ancora confusa.
Pensate al bambino nei primi anni. Qualsiasi conquista scientifica gli appare logica, plausibile, acquisita ! C'è la televisione, il bambino la guarda. C'è l'automobile, il bambino ci sale su e non si domanda come mai si muova da sola o quale forza demoniaca faccia girare le ruote. Un " carro " che si muove senza cavalli !
Leonardo farebbe un salto, strabuzzerebbe gli occhi, balbetterebbe parole senza senso davanti allo spettacolo di uno shuttle che decolla da Houston; il bambino, annoiato, clicca su telecomando e cerca il programma preferito di cartoni.
Al cervello umano quasi tutto è permesso, qualsiasi ipotesi sull'universo, l'atomo, i quark, il big bang. Qualsiasi bambino in pochi anni si mette " al pari " con lo stato delle conoscenze, anche se ovviamente non le " possiede " realmente.
Anzi, a questo proposito c'è il rovescio della medaglia, grande come una casa ! Se porto un televisore, un computer ad aggiustare, devo fidarmi sulla parola ! Cosa vuoi che sappia di tubo catodico (antiquato ormai !), o di scheda madre ? E se lo so, vuol dire che mi interessa la materia, o che lavoro nel settore, ma allora probabilmente non saprò nulla di come funziona, per esempio, un microscopio, o un frigorifero, o quello che vi pare.
Ritornando alla " filosofia ", alla gnoseologia, " cogito, ergo sum "... " l'essere è, il non essere non è "... bisogna scavare più a fondo, ritornare indietro, retrodatare le lancette al big bang della nostra coscienza : il pensiero muto, antecedente la parola. Lì è la chiave del mistero.

2) Chi la muove ?

Immaginatevi di essere tornati bambini, parlo dei primissimi mesi...
Non sapete parlare; il mondo continua a balenarvi davanti : suoni, forme, odori, sapori. Fame, sete, freddo, caldo, umido, asciutto.
Iniziate vagamente a riconoscere il volto materno, e ad associarlo con la soddisfazione dei desideri: il latte, il caldo, la sicurezza del suo abbraccio, il tono della sua voce. Incessantemente vi impratichite, senza saperlo, nel controllo dei muscoli oculari, per volgere lo sguardo verso la fonte di ogni suono. Ma tutto è sfuocato e sfugge inesorabilmente : la testa ciondola; fino a chè non imparate a controllare anche i muscoli del collo.
Poi, non sapete neanche perchè, nè come, un bel giorno muovete la mano per afferrare un oggetto e, dopo qualche goffo tentativo... ci riuscite ! Lo portate alla bocca. E ripetete il gesto centinaia di volte, fino a chè, ad un tratto, non vi soffermate a fissare, incantati, la vostra mano; e ovviamente portate anche questa alla bocca. Sembra un oggetto come tanti altri, ma mentre stringete la mandibola, le gengive percepiscono la carne morbida, e cosa strabiliante, le vostre dita percepiscono qualcosa di umido. Sentite la mano e la mano vi sente... la ritirate fuori, e la osservate con attenzione, a lungo, quasi sospettosi... CHI la muove ?

L'Infinito di Leopardi


Siepe/spazio, silenzio, vertigine dell’intelletto. E poi, come un’onda, uno stormir di foglie, e la sua fragile voce... ed ancora silenzio, ed il tempo, e tutta la sua vita in un attimo…
Il Poeta alla fine raggiunge veramente l’infinito, si fonde in esso. Il suo pensiero vi annega dentro e senza più panico ormai, si perde, naufraga nel mare materno, oltre i confini dello spazio e del tempo. Mi viene in mente l’immagine del feto nelle ultime scene di “2001: Odissea nello spazio”.

Focalizzando qualche spunto, riguardo alla siepe, l'Autore gioca come un regista; sapete quando inquadrano un oggetto, o una figura umana in primo piano e lasciano sfuocato l'orizzonte. Poi viene messo a fuoco un oggetto lontano (non a caso in gergo si dice mettere a fuoco sull'infinito !) e l'oggetto o la figura in primo piano si sfuoca a sua volta. Questo gioco di " fuochi " che si alternano rende la " profondità " della scena.

"E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude"

Questa siepe nasconde quasi completamente l'orizzonte, ma il poeta può ancora vederlo, ed il suo occhio mette a fuoco alternativamente la siepe e l'orizzonte, facendoci apprezzare lo spazio, la tridimensionalità della scena. Molto più piatta sarebbe invece apparsa, se avesse contemplato montagne, o boschi, o il mare all'orizzonte: è la siepe che ci da la distanza.

" e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura."

Il silenzio assoluto, " assordante " quasi da camera di isolamento, fa vacillare la ragione, ma appena il Poeta sente " il vento stormir tra quelle foglie " ecco che nuovamente l'antinomia ritorna, in questo gioco di particolare/generale, siepe/orizzonte, silenzio/stormir di foglie che serve a " definire " appunto l'infinito, a delinearne i contorni, lo spessore; a farcelo intuire, sebbene sia un concetto al di là della mente umana.

" e mi sovvien l'eterno
E le morte stagioni, e la presente
E viva e 'l suon di lei "

L'infinito è un concetto fisico ma anche temporale. L'eterno, il passato, il presente : il tempo ! Come nella fisica spazio e tempo sembrano aspetti di una stessa realtà, dimensioni che la qualificano e paiono annullarsi una nell'altra, così il Poeta coglie l'altra dimensione dello spazio, dell'infinito: il tempo, l'eterno. Pare quasi di leggere la celebre formula di Einstein E=mc² .

Illusione e realtà

Oggi lo vediamo così. Nonostante abbia 2500 anni, ed innumerevoli vicissitudini, è ancora imponente, maestoso, armonico, solido, in una parola perfetto. Alla perfezione, forse mai più uguagliata, contribuiscono le sue proporzioni quasi magiche, l'uso sapiente della sezione aurea, il fatto che il supervisore del progetto fosse un certo Fidia.
Ma tutto questo non basta, non giustifica quella sensazione che ci pervade quando lo ammiriamo, e l'occhio contempla senza sforzo quell'equilibrio di forme e volumi immensi, quel gioco di luci ed ombre che ci fa percepire l'attimo, l'esserci, come eterno, assoluto.
I Greci conoscevano la prospettiva, sapevano che una cosa è l'oggetto, ed un altra come esso ci appare. Coscienti che anche le forme più esatte non potevano apparire tali, per il filtro, l'interazione (oggi si direbbe con Heisenberg) " quantica ", fra l'osservatore e l'oggetto, hanno saputo sfruttare il gioco a loro favore.
Hanno creato cioè delle "correzioni ottiche ", in modo che l'oggetto, costruito volutamente imperfetto, ci apparisse perfetto !
In sostanza, per vedere il tempio così come possiamo ammirarlo nella figura 1 , gli antichi greci l'hanno volutamente edificato con la colonne non parallele e con il timpano arcuato come nella figura 2 ! Se avessero rispettato il parallelismo delle colonne, e la perpendicolarità del timpano, avremmo visto il tempio come disegnato nella figura 3 !

Essere e apparire, l'oggetto e la sua forma. Il Partenone non è così bello come ci appare, ovvero noi lo vediamo ancora più bello di quello è in realtà ! Come il volto di una donna, che qualche leggerissima asimmetria, qualche minuscola imperfezione, ce lo rendono unico ed inimitabile.

Che appaia tale a me stesso

Platone, nel "Fedone" (XL) fa dire a Socrate :

"Questa gente, quando discute di qualche cosa, non si preoccupa affatto di stabilire la verità ma solo di fare apparire come vero ai presenti, quello che sostiene. La differenza fra me e loro è che io non cerco di far passare per vero, a voi qui presenti, quello che dico (cosa questa del tutto secondaria) ma che appaia tale a me stesso."

Convincere se stessi innanzitutto ! Ecco la fonte dei " dialoghi ", la maieutica... far partorire la verità. Anche se, a dire il vero, nei dialoghi gli interlocutori di Socrate fanno un po' la figura dei pirla, sempre a dire " Certamente " , " E' così ", " Per Giove, anch'io la penso così ".
Ma come si può non convenire con la logica spietata del grande filosofo ? Solo che ecco... si vede che il pallino ce l'ha in mano lui, che conduce il gioco, che sa fin dall'inizio dove vuole arrivare, e quindi non è una vera scoperta, non c'è lo scontro di tesi ed antitesi da cui scaturisca una sintesi.
Socrate intuisce quali potrebbero essere le obiezioni al suo pensiero, e per primo le mette in luce, le viviseziona, e ne evidenzia le contraddizioni.
L'effetto globale è comunque magnifico: il lettore o il fortunato ascoltatore di allora, viene portato per mano, passo passo, nei meandri della logica, fra le iperboli, nei paragoni calzanti, stringenti fino a che, esausto, sente riecheggiare a lungo, nel silenzio, le parole del maestro.
Ma al di là della potenza del pensiero socratico, quello che è notevole, in questo passo, è proprio il metodo : convincere se stessi !
E' quello che fa lo scienziato quando lotta con i dubbi che continuamente lo assalgono. E' la vera lotta fra la conoscenza ed il nulla, è la sete di sapere, per sempre mossa dal dubbio.
Provare ad anticipare le obiezioni, esporre immediatamente quello che sembra non quadrare nel ragionamento, sforzarsi di comprendere le ragioni del prossimo. Se lo facessimo tutti, ci sarebbe meno fanatismo, meno ideologia, meno astio, e la ricerca della verità progredirebbe incomparabilmente più spedita.
Adottare tale criterio nelle tavole rotonde, negli approfondimenti, nei forum, nei dibattiti politici... ed ovviamente, non ultimo... nei blog... utopia !

Nani e giganti

Alla domanda se Nietzsche possa essere considerato un precursore della psicanalisi, Freud rispose:
«Per molto tempo ho evitato di leggere Nietzsche, altro filosofo i cui presentimenti e le cui intuizioni coincidono frequentemente, in modo sorprendente, con i laboriosi risultati della psicanalisi. E ciò perché, più che interessarmi la priorità, mi importava mantenermi libero da ogni influenza».

Prendo spunto dalla dichiarazione di Freud per una riflessione : a volte può essere utile analizzare un problema senza aver letto, studiato, senza essersi esurientemente documentati su cosa altri abbiano " scoperto " prima, in proposito.
Seguire un " filone " di pensiero, una tradizione, ed essere ad ogni istante al passo con la conoscenza attuale, permette di affermare, con Bernardo di Chartres (un filosofo francese del XII secolo), che:
" Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti."

E' senz'altro vero, in tutti i campi del sapere, ma alle volte ciò può " tarpare le ali " a spiriti eccelsi, a menti sopraffine come quella dello scopritore della psicanalisi. Uomini di tale tempra è meglio che lavorino da soli, che lascino fluire il loro intelletto a piacere, mossi da quella curiosità immediata, non incanalata verso una determinata possibilità, che è il principale carattere distintivo del genio.
E generalizzando il discorso, troppo spesso il " ricercatore ", nel senso più ampio del termine, si affida allo "stato dell'arte", ai dogmi impliciti di teorie che al momento vanno per la maggiore, senza cercare di contare solo sulle proprie forze, di vedere con i propri occhi.
E non è colpa sua... viviamo in una società che ha fatto dello scambio delle informazioni, il credo indiscusso. Internet, in primis, permette a chiunque di accedere con un semplice clic, ad una mole spaventosa di dati su qualsiasi argomento, scientifico o meno.
In un attimo siamo bombardati da centinaia e centinaia di abstracts, di conferenze, di simposi. Senza accorgercene veniamo continuamente " plasmati " da questa gigantesca fiumana di dati, fatti, notizie, esperimenti, osservazioni, interviste, approfondimenti.
Forse deriva anche da queste considerazioni, la mia impressione che la scienza, in tutti i campi, stia rallentando.
Sebbene, come noto, la scienza proceda a " salti ", alle volte ovviamente veri e propri balzi epocali, e non si possano darle delle scadenze, per esempio la scoperta della cura del cancro, al giorno d'oggi ci si " accontenta " di piccoli progressi, di minuscoli passi avanti, in attesa che qualche genio laceri con un lampo il velo nebbioso del mistero.
Ritornando alla frase di Freud, bisognerebbe sforzarsi di tenere la mente sgombra, lucida, pulita. Una " aggressiva " tabula rasa, pronta a cogliere, con meraviglia, qualsiasi piccola, apparente contraddizione della vita.

Pitagora "diede i numeri"

In matematica, la radice quadrata di due (√2) - anche conosciuta come costante di Pitagora - è un numero reale irrazionale, risultato dell'operazione di estrazione della radice quadrata dal numero 2, ovvero il numero che moltiplicato per se stesso da esito 2.
A tale numero la storia assegna la scoperta dell'irrazionalità e in termini geometrici, è la lunghezza dell'ipotenusa di un triangolo rettangolo di cateti pari ad uno.

Prova dell'irrazionalità : Dimostrazione per assurdo

Supponiamo che sia √ 2 razionale, ovvero sia possibile esprimerlo sotto forma m/n , ulteriormente irriducibile. Quindi m/n = √ 2 , dalla quale m²/n² = 2 , che possiamo scrivere anche m² = 2n², ovviamente 2n² è pari, allora anche m² sarà pari. Ma se m² è pari, allora anche m sarà pari, infatti il quadrato di un numero pari è sempre pari, mentre il quadrato di un numero dispari è sempre dispari. Ma se m è pari allora è possibile scriverlo nella forma m = 2k . Sostituendo sopra abbiamo quindi:
2n² = (2k)² , sviluppando il quadrato e semplificando diventa n² = 2k²
come abbiamo stabilito prima, 2k è senz'altro un numero pari. Ma allora anche n è pari.
Abbiamo allora stabilito che n e m (=2k) sono pari. Il che è assurdo; infatti inizialmente abbiamo supposto (√ 2 = m/n) con (m/n) irriducibile, ma non è possibile che una frazione irriducibile abbia sia il denominatore che il numeratore pari.
Dobbiamo quindi concludere che supporre che il numero √ 2 si possa esprimere con una frazione è assurdo, quindi √ 2 non è esprimibile sotto forma di frazione, allora √ 2 è irrazionale.

Stupenda questa dimostrazione; irrazionale... in sostanza la diagonale di un quadrato ed il suo lato sono due misure incommensurabili, non hanno nessun sottomultiplo in comune, non possono essere espresse con una frazione... con qualsiasi frazione.
Pitagora credeva che tutto fosse ordine, armonia, e che i numeri esprimessero quindi la "ragione" sottostante all'universo. Come poter accettare numeri irrazionali ? Infatti non lo fece...
Ippaso di Metaponto, uno dei suoi migliori discepoli si imbattè nel problema della determinazione della diagonale del quadrato e fece l'errore di divulgare la notizia.
La reazione dei pitagorici fu durissima: fu bandito e gli fu costruito, quantunque ancora in vita, un monumento funebre. Morì poco tempo dopo vittima di un naufragio, secondo la leggenda, per volere di Zeus adirato. Scrive il filosofo greco Proclo:

“I pitagorici narrano che il primo divulgatore di questa teoria [degli irrazionali] fu vittima di un naufragio; e parimenti si riferivano alla credenza secondo la quale tutto ciò che è irrazionale, completamente inesprimibile e informe, ama rimanere nascosto; e se qualche anima si rivolge ad un tale aspetto della vita, rendendolo accessibile e manifesto, viene trasportata nel mare delle origini, ed ivi flagellata dalle onde senza pace”.

Nietzsche e Heisenberg

Nietzsche sostiene che i fatti in sé sono stupidi : occorre l’interpretazione.
La famosa espressione: “ non esistono fatti, ma solo interpretazioni “ deve essere intesa in questo senso: ogni fatto che ci viene tramandato, o semplicemente raccontato, non è mai il fatto in sè, ma è sempre un’interpretazione da parte di chi ce lo racconta.
L'interazione tra realtà ed interpretazione, un " pallino " classico della filosofia, mi fa venire in mente il " Principio di Indeterminazione " di Heisenberg.
Il principio di Heisenberg collega coppie di grandezze fisiche come la posizione e la quantità di moto (x e p) oppure il tempo e l'energia (t e E). Se in un dato istante di tempo si misura con estrema precisione una delle tre coordinate di un oggetto (cioè se l'errore sulla misura di quella coordinata è molto piccolo) allora sarà impossibile misurare nello stesso istante, in modo preciso, la componente corrispondente della quantità di moto p dell'oggetto.
In parole povere, " con più precisione conoscete la velocita', più aumenta l'incertezza sulla posizione o viceversa ". " Mutatis mutandis ", è impossibile conoscere la realtà, perchè la " misurazione " stessa di questa, la altera !
Volete sapere in questo preciso istante dov'è l'elettrone che ruota vorticosamente attorno al nucleo ? Per saperlo inviate un raggio di luce... ma il fotone, interagendo fatalmente con l'elettrone, ne altera la posizione, rendendo quindi impossibile determinarne l'esatta ubicazione.
Dovete accontentarvi di " probabilità ", di zone di densità entro cui l'elettrone può situarsi, anche se Einstein non è mai stato d'accordo: per lui l'elettrone doveva situarsi in un punto preciso ed univoco nello spazio e nel tempo.
Per quello che può valere la mia opinione, in questo consesso di giganti, la mia impostazione deterministica mi fa odiare la meccanica quantistica... anche se alla base c'è un ovvio deficit di comprensione della materia !

Istinti di morte

Ho riletto " Al di là del principio del piacere ", di Freud. Me lo ricordavo più incisivo, comunque l'autore stesso avverte che sta facendo speculazioni.
Affascinante, come sempre, la prosa e gli argomenti trattati : istinti di morte precedenti addirittura quelli di vita (sessuali).
Il piacere come cessazione dell'eccitazione, il ritorno allo stato precedente di minor tensione. La vita che tende all'inorganico, alla morte, attraverso le pulsioni (istinti) di morte.
Anche in biologia si parla di " orologio interno ", come se le cellule fossero programmate appunto per morire. Il " risveglio " di geni che portano al tumore, in contrapposizione all'anelito all'immortalità delle cellule germinali (sessuali).
Questa cessazione della tensione operata dagli istinti di morte, mi fa intravedere un possibile paragone con la termodinamica: l'aumento dell'entropia come livellamento progressivo, i picchi di energia vengono smussati, le valli riempite.